Zizzo G.V., Costantino G., Fascella G., Agnello S.
Istituto Sperimentale per la Floricoltura – Sezione di Palermo
Il Solidago è un’asteracea perenne di recente introduzione dalle molteplici utilizzazioni le cui informazioni inerenti la tecnica colturale sono piuttosto limitate. Allo scopo di valutarne la risposta produttiva in Sicilia, ambiente in cui è ancora poco diffusa, è stata effettuata una prova di coltivazione in serra confrontando il sistema di allevamento in piena terra (terre rosse mediterranee) con quello in fuori suolo (contenitori in polipropilene riempiti con pomice).
E’ stata testata la cv. Tara adottando una densità d’impianto di 10.7 piante/mq.
I migliori risultati produttivi sono stati ottenuti dalle piante coltivate su terreno che hanno fornito mediamente oltre 55 steli/mq contro i 43 steli raccolti dalle piante allevate in fuori suolo. Il sistema di coltivazione senza suolo ha però permesso di ottenere gli steli recisi di maggior lunghezza (53 cm) e peso medio (33 g).
Originario del Nord-America, dell’Europa e dell’Asia settentrionale, il Solidago è una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Composite, caratterizzata da steli eretti ed infiorescenze a pannocchia di colore giallo intenso.
Viene utilizzata come pianta da giardino, per arredo e bordura, e recentemente come specie da fiore reciso (Di Sandro G., 2002), grazie alla costituzione di nuovi ibridi e varietà, all’elevata durata in vaso degli steli ed alla possibilità di impiegarla nelle composizioni con fiori freschi e secchi.
La specie richiede non meno di 16 ore di luce e temperature medie non inferiori a 15 °C per svolgere un’ottimale sviluppo vegeto-produttivo. Attualmente viene coltivata sia in pien’aria che in serra, soprattutto negli ambienti meridionali (Borrelli C., 1998).
Questa specie è ancora poco diffusa in Sicilia, nonostante il crescente interesse dei floricoltori locali e le caratteristiche pedoclimatiche idonee al suo sviluppo.
Trattandosi di una specie di recente introduzione, le informazioni relative alle tecniche colturali risultano alquanto limitate e riferite alla sola coltivazione in piena terra.
Allo scopo di valutare le risposte produttive del Solidago nei nostri ambienti, tenendo in considerazione gli attuali trend rispettosi dell’ambiente, è stato avviato un confronto colturale tra l’allevamento di questa specie nel terreno con quello effettuato in assenza di suolo.
La prova è stata effettuata nel 2001 a Bagheria, presso la Sezione di Palermo dell’Istituto Sperimentale Floricoltura, in serra fredda di 544 mq di superficie, con struttura portante in tubi d’alluminio e copertura in telo di PE dello spessore di 0.15 mm, provvista di finestre laterali e apertura al colmo.
1. Coltivazione in piena terra - Il suolo era costituito da terre rosse mediterranee, a tessitura prevalentemente sabbiosa, povero di sostanza organica e ricco di scheletro minuto. Prima dell’impianto, è stato opportunamente lavorato ed arricchito con circa 200 g/mq di concime complesso a cessione controllata (NPK + Mg + SO3 = 15 - 9 - 15 + 2 + 16) e 5 kg/mq di concime organico (Carbonio di origine biologica 14,4%, N totale 1,4%, sostanza organica 25,2%; C/N = 10).
Il terreno, allo scopo di evitare l’emergenza di specie infestanti e la dispersione d’umidità, è stato pacciamato con film nero di polietilene con spessore di mm 0,05.
2. Coltivazione in fuori suolo - Sono stati utilizzati contenitori in polipropilene (600 x 40 x 40 cm) che poggiavano su supporti basali di polistirolo espanso che li isolavano dal terreno.
Un film di polietilene nero posto tra la canaletta ed il supporto permetteva un efficiente sgrondo del percolato, realizzando un sistema a ciclo aperto.
Il substrato di coltivazione era costituito da pomice frantumata (Æ 0,4 – 0,5 cm).
Allo scopo di mantenere gli steli eretti, è stata stesa una rete a tre maglie su ogni parcella.
L’impianto è stato realizzato nella seconda decade di maggio utilizzando piantine della varietà “Tara” disposte su 3 file in parcelle di 2.4 mq (sesto 15 x 20 cm) intervallate da passaggi di 100 cm, realizzando una densità pari a 10.7 piante/mq di superficie complessiva.
E’ stato adottato uno schema sperimentale a blocco randomizzato con 4 repliche per tesi; ogni ripetizione era costituita da una parcella contenente 90 piante.
La distribuzione dell’acqua veniva effettuata tramite due ali gocciolanti situate tra le file e collegate a un sistema computerizzato in grado di provvedere alla gestione degli interventi irrigui e della soluzione nutritiva. In ciascun ala erano presenti, ogni 20 cm, degli erogatori autocompensanti con portata di 2 l/h.
Durante la coltivazione le piante in fuori suolo venivano continuamente alimentate con la soluzione nutritiva mentre quelle su terreno erano irrigate con sola acqua e, settimanalmente, anche fertirrigate. Il numero degli interventi irrigui giornalieri variava in funzione sia del sistema di allevamento che dell’andamento stagionale, oscillando tra un minimo di 4 ed un massimo 8 della durata di 180 secondi per ciascuna somministrazione.
La soluzione nutritiva, la cui composizione chimica è riportata in tabella 1, è stata calibrata su valori di pH di 6.5 e di C.E. compresa tra 2.2 e 2.5 ms/cm.
Tabella 1 – Composizione chimica della
soluzione nutritiva
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Acido nitrico |
4 ml/l |
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Nitro-34 |
100 g/l |
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Monofosfato di potassio |
66 g/l |
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Solfato di potassio |
100 g/l |
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Microelementi |
4 g/l |
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Sequestrene (Fe) |
2 g/l |
Sono stati rilevati, oltre ai parametri termoigrometrici, quelli biometrici e produttivi, quali il numero di steli/mq, il peso medio e la lunghezza media degli steli. I dati raccolti sono stati elaborati statisticamente e le medie confrontate con il test di Duncan.
Durante la prova, la temperatura media è stata compresa tra 10 e 29 °C, mentre l’umidità relativa è oscillata tra il 52 ed il 70 % (Fig. 1). Le condizioni ambientali della serra hanno fatto registrare elevate percentuali di attecchimento sia in suolo (96 %) che in fuori suolo (98%) e, successivamente, rapidi ritmi di crescita e di sviluppo delle piante.
La raccolta degli steli fiorali delle piante allevate su pomice ha avuto inizio 90 giorni dopo l’impianto (prima decade di agosto), quella delle piante in situ è cominciata una settimana più tardi.
Le due tipologie di allevamento sono state caratterizzate, per tutta la durata della prova, dal medesimo andamento produttivo che è risultato crescente dall’inizio della raccolta fino alla fine di settembre, per poi decrescere nel periodo autunnale (Fig. 2). Entrambi i sistemi colturali hanno fatto registrare il più elevato numero di steli in settembre, con poco più di 29 steli/mq per quello più innovativo e circa 26 steli per quello tradizionale, e la minore quantità di steli nel mese di novembre (rispettivamente 6 e 1.2 steli/mq).
La tesi che prevedeva la coltivazione in piena terra ha fornito, in tutto il periodo considerato, il maggior quantitativo medio di steli per unità di superficie (55.6 steli/mq) ben oltre 12 steli/mq in più rispetto a quella in fuori suolo (Tab. 2).
Le piante allevate in assenza di suolo, invece, hanno permesso di ottenere gli steli recisi di maggiore qualità, sia in termini di lunghezza (53 cm) che di peso medio (33 g).
Tabella 2 – Parametri biometrici e produttivi del Solidago nei due sistemi di coltivazione
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Piena terra |
Fuori suolo |
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N° steli/mq |
55.6 a |
43.2 b |
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Lunghezza media steli (cm) |
44.8 b |
53.0 a |
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Peso medio steli (g) |
20.4 b |
32.8 a |
I valori contrassegnati da lettere diverse differiscono per p< 0.05 (test di Duncan)
Il Solidago, nell’arco di tempo considerato (maggio-novembre), ha fornito un soddisfacente quantitativo di steli soprattutto quando veniva allevato in piena terra.
L’impiego della coltivazione in fuori suolo, però, ha consentito di ottenere una migliore qualità del fiore reciso. In considerazione di ciò, questo tipo di coltivazione innovativa può essere proposta consci delle esigenze qualitative richieste dal mercato e, allo stesso tempo, delle sempre più diffuse esigenze di riduzione dell’impatto ambientale.
Questa asteracea, grazie alla sua plasticità di adattamento nei confronti di condizioni climatiche difficili, quali quelle in cui abbiamo operato, può proporsi come anche come coltura intercalare.
Borrelli C. 1998 – Solidago, dalla A alla Z tutta la tecnica colturale. Colture Protette, 3: 43-45.
Di Sandro G. 2002 – Il Solidago da stelo reciso ha tutti i numeri per affermarsi in Campania. Flortecnica, 4: 90-98


"Autorizzazione alla divulgazione del presente lavoro, cortesemente concessa dal Dr. Zizzo G.V.e dal Dr. Fascella G.."