COLTIVAZIONE FUORI SUOLO DI HOMALOCLADIUM PLATYCLADUM COME PIANTA DA FRONDA RECISA
Una prova di coltivazione fuori suolo dell’Homalocladium (Homalocladium platycladum) è stata avviata in serra non riscaldata al fine di valutarne la risposta come pianta da fronda recisa sia per la crescente richiesta del mercato che per l’esigenza di ridurre l’impatto ambientale ed i costi di produzione. Sono stati utilizzati 4 substrati inerti (argilla espansa, pomice, perlite e lapillo vulcanico) posti in vasi di PE da 6.5lt, realizzando una densità d’impianto di 4.3 piante/m2. Sono stati rilevati il numero di steli/pianta, la lunghezza ed il peso medio degli steli commerciabili. La pomice ha fornito il più elevato numero di steli/pianta (29.3) e di maggior peso medio (71.5 g).
A trial of soilless cultivation of Homalocladium platycladum for cut foliage production was carried out in unheated greenhouse with PMMA cover, according to the search of new ornamentals and to the need of reducing environmental impact. Four substrates (expanded clay, pumice, peat and volcanic lapilli) placed in PE pots of 6.5 lt were used, with a planting density of 4.3 plants m-2. Number of stems/plant, stems’ length and average weight of stems were determined. Pumice gave the highest amount of stems/plant(29.3) and with the highest average weight (71.5 g).
Fra le piante ornamentali di recente introduzione, l’Homalocladium platycladum, finora utilizzato nei giardini storici, può essere proposta come novità da fronda recisa grazie anche all’originale aspetto dei rami ed alla lunga durata in vaso degli steli.
Questa Poligonacea, originaria delle Isole Salomone e conosciuta anche come Muehlenbeckia, è volgarmente chiamata “Pianta tenia” o “Cespuglio nastriforme” per via dei caratteristici steli nastriformi e perfettamente appiattiti (Graf, 1982).
Sui rami piatti di questo arbusto perenne si inseriscono piccole foglie lanceolate che cadono prima della fioritura. I fiori sono insignificanti e disposti in posizione alternata.
Questa specie teme l’esposizione diretta alla radiazione solare che determina un ingiallimento degli steli con conseguente peggioramento della qualità..
Viene propagata soprattutto per talea, ma anche da seme (Sprau, 1986).
Allo scopo di valutare le rese produttive di questa specie, recentemente introdotta presso il nostro Istituto, considerando anche la diffusa tendenza a ridurre l’impatto ambientale e i costi di produzione, è stata avviata una prova di coltivazione fuori suolo.
La prova è stata a condotta a Palermo, nel periodo 1998/2000, presso l’azienda Luparello dell’Istituto Sperimentale per la Floricoltura. L’Homalocladium è stato allevato in serra fredda con struttura in metallo e copertura in PMMA.
L’impianto è stato effettuato nella seconda decade di novembre del ’98, utilizzando piantine di 90 giorni, ciascuna delle quali era posta in un vaso di PE nero di 22 cm di diametro e della capacità di 6.5 litri. E’ stata adottata una densità d’impianto pari a 4.3 piante/m2 realizzata disponendo i vasi a fila binata, con vialetti di 100 cm fra le bine. I vasi erano sostenuti da supporti metallici sagomati ad U capovolta al di sotto dei quali vi erano lastre di Vedril sagomate a canaletta
destinate alla raccolta dei percolati ed al loro convogliamento in un recipiente posto al di fuori della serra, realizzando un sistema a ciclo aperto senza ricircolo della soluzione.
Sono stati impiegati quattro substrati inerti (argilla espansa, pomice, perlite e lapillo vulcanico) le cui caratteristiche fisico-chimiche sono riportate in tabella 1.
E’ stato adottato uno schema sperimentale a blocco randomizzato con 3 repliche per tesi; ogni replica era costituita da 10 vasi.
L’apporto della soluzione nutritiva è stato assicurato da un impianto di fertirrigazione a microportata con interventi controllati da una centrale elettronica Hiris/a della ATA S.r.l. con programmatore a 24 settori ed in grado di fornire 3 litri/ora/pianta.
Sono stati utilizzati due fertilizzanti idrosolubili (Flory 1 e 2), la cui composizione è riportata in tabella 2, dosati in modo che la soluzione avesse un pH intorno a 7 ed una conducibilità di 2.5 mS/cm. Il numero di interventi fertirrigui giornalieri è variato in funzione dell'andamento climatico stagionale passando da un minimo di 6, dei primi mesi dopo l’impianto, ad un massimo di 12 in corrispondenza del periodo primaverile-estivo caratterizzato da elevate temperature e da intensi fenomeni evapotraspirativi. Il volume di adacquamento è pertanto passato da un range compreso tra 0.2 e 0.3 l/giorno/vaso ad uno che variava tra 0.35 e 0.5 l/giorno/vaso.
Nel mese di marzo del ’99, allo scopo di proteggere gli steli dall’eccessiva insolazione è stata stesa, all’altezza di 2 metri delle piante, una rete ombreggiante al 70% di riduzione dell’intensità luminosa.
Oltre ai valori termici raggiunti in serra, sono stati rilevati il numero complessivo di steli/pianta, la lunghezza e il peso medio degli steli.
I dati bio-produttivi sono stati sottoposti all’analisi della varianza e le medie confrontate secondo il test di Duncan.
Le piante, fin dall’inizio, hanno evidenziato un ottimo stato vegetativo ed uno sviluppo regolare e costante; non sono state registrate fallanze. Durante il ciclo produttivo, iniziato nella seconda decade di giugno del ’99 e conclusosi nel dicembre dello stesso anno, si sono verificati degli attacchi di Oidio e Cocciniglie per i quali è stato necessario effettuare trattamenti antiparassitari.
L’influenza dei substrati sulla produzione di steli/pianta è stata piuttosto contenuta, anche se sono state evidenziate delle differenze statisticamente significative tra le tesi; la pomice è risultato il substrato più produttivo fornendo il maggior numero di steli/pianta (29.3), seguita dalla perlite (26.4), dal lapillo vulcanico (25.5) ed, infine, dall’argilla espansa (21.0) (Tab.3).
Il substrato argilla espansa ha prodotto gli steli più lunghi (88.6 cm).
Gli steli con il peso medio più elevato sono stati ottenuti con pomice e lapillo che hanno prodotto, rispettivamente, steli di 71.5 e 69.6 g.
In definitiva, la maggiore produzione di fronda commerciabile è stata ottenuta con la pomice (oltre 2 kg di fronda/pianta), mentre la minore (1,3 kg) con l’argilla espansa (Graf. 2).
La prova ha evidenziato che i substrati influiscono sicuramente sulla resa produttiva dell’Homalocladium. Infatti, allevando le piante su pomice è stato possibile realizzare sia il più elevato numero di steli/pianta che il maggior peso di fronda.
Questa specie presenta facilità d’adattamento, produzioni pressoché continue e, essendo un arbusto poliennale, può essere coltivata in fuori suolo per più tempo utilizzando lo stesso substrato.
Graf A.B. – 1982 - Exotica - Roehrs Company.
Sprau G. - 1986 - Cultivation of foliage plants as additional crops. Choice of variety for cultivation is decisive for success. Zierpflanzenbau 26, 987-981.

|
Substrati Parametri |
Argilla espansa |
Pomice |
Perlite |
Lapillo vulcanico |
|
pH (H2O) |
6.9 |
6.8 |
7 |
6.8 |
|
Densità (gr/cm3) |
0.5 |
0.6 |
0.1 |
1.1 |
|
Porosità (%) |
78.5 |
67.5 |
85.0 |
56.0 |
|
C.S.C. (meq/100 gr) |
0 |
12 |
1.5 |
0.6 |
|
Granulometria (cm) |
4-6 |
2-10 |
2-5 |
2-15 |
|
Fertilizzanti Elementi |
Flory 1 |
Flory 2 |
N |
200 |
150 |
|
P2O5 |
50 |
50 |
|
K2O |
100 |
250 |
|
MgO |
20 |
20 |
|
Fe EDTA |
0.7 |
0.7 |
|
Mn EDTA |
0.5 |
0.5 |
|
Cu EDTA |
0.3 |
0.3 |
|
B |
0.2 |
0.2 |
|
Parametro |
Substrato |
|||
Argilla |
Pomice |
Perlite |
Lapillo |
|
N° steli/pianta |
21.0 b |
29.3 a |
26.4 a |
25.5 ab |
|
Lunghezza media steli (cm) |
88.7 a |
84.0 b |
79.3 c |
86.3 ab |
|
Peso medio steli (g) |
61.5 b |
71.5 a |
62.8 b |
69.6 a |
I
valori contrassegnati con lettere diverse differiscono per P=0.05 (test di Duncan)




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"Autorizzazione alla divulgazione del presente lavoro, cortesemente concessa dal Dr. Zizzo G.V.e dal Dr. Fascella G.."