ESPERIENZE DI COLTIVAZIONE DI GIPSOFILA IN SUOLO ED IN FUORI SUOLO

 

Zizzo G.V., Fascella G., Costantino G., Agnello S.

 

Istituto Sperimentale per la Floricoltura – Sezione di Palermo

 

Riassunto

La Gipsofila è una cariofillacea coltivata, soprattutto nel Sud Italia, per la produzione di fronda fiorita recisa. La carenza di recenti indagini, insieme alla maggior sensibilità ecologica, hanno determinato l’esigenza di sperimentare il sistema innovativo di coltivazione in fuori suolo e di confrontarlo con quello tradizionale in piena terra.

E’ stato effettuato un impianto in serra fredda utilizzando la cv. “Dana” e adottando una densità di 2 piante/mq.

Le due tipologie di allevamento hanno evidenziato un medesimo andamento produttivo (con flussi di produzione in agosto-ottobre e febbraio-agosto) ed eguale numero medio di steli per unità di superficie (110 steli/mq), ma si sono differenziate da un punto di vista qualitativo: le piante coltivate in situ hanno fornito una maggiore produzione (circa 2000 g/mq) rispetto a quelle in fuori suolo (1570 g/mq).

 

Introduzione

La Gipsofila (Gypsophila paniculata L.) è una specie appartenente alla famiglia delle Cariophillaceae che viene coltivata per la produzione di fronda fiorita recisa. E’ diffusa soprattutto nelle regioni meridionali dove trova particolari condizioni pedoclimatiche che consentono di soddisfarne le esigenze termico-luminose anche nel periodo autunno-vernino (Donzella et al., 1991) ed è allevata con tecniche consolidate. In Sicilia è concentrata nelle province di Ragusa e Trapani dove occupa una superficie di circa 30 ha.

La continua creazione di nuove varietà proposte dai costitutori, associata alle sempre più elevata richiesta del mercato determina una differenziazione delle scelte dei floricoltori che, in mancanza di recenti acquisizioni tecnico-scientifiche, si basano su criteri di natura prettamente empirica o casuale. E’ noto, infatti, che le produzioni variano in funzione delle varietà adottate (Amico Roxas et al., 1995), delle epoche d’impianto, degli ambienti di coltivazione (Farina et al, 1987; Zizzo et al., 1995) e delle tecniche colturali utilizzate (De Vita et al., 1990). 

Negli ultimi anni, le concomitanti esigenze di ridurre l’impatto ambientale, di migliorare lo stato sanitario delle colture e di aumentare gli standard quali-quantitativi delle produzioni hanno favorito l’introduzione, per gran parte delle specie floricole, di tecnologie innovative quali le colture in fuori suolo.

Pertanto, alla luce dell’attuale tendenza e considerato che la Gipsofila è stata esclusivamente allevata in situ, è stata avviata una prova che prevedeva il confronto tra la coltivazione in assenza di suolo di questa cariofillacea e quella tradizionale in piena terra.

 

Materiali e metodi

La prova è stata condotta a Bagheria, nel biennio 2001/2002, presso l’azienda della Sezione di Palermo dell’Istituto Sperimentale Floricoltura, in serra fredda di 500 mq con struttura portante in alluminio e copertura in PE.

La coltivazione in situ è stata effettuata su terre rosse mediterranee, a granulometria tendenzialmente sciolta e di media fertilità, opportunamente lavorate, arricchite con circa 200 g/mq di concime organo-minerale complesso (NPK = 1:0,6:1; S.O. 25%) e pacciamate con film di PE nero (spessore 0.05 mm).

La coltivazione fuori suolo, a ciclo aperto, è stata realizzata utilizzando contenitori in polipropilene (600 x 40 x 40 cm), riempiti con pomice frantumata (Æ 0,5 cm) e poggiati su blocchi di polistirolo espanso alti 10 cm allo scopo di evitarne il contatto col terreno.

Lo sgrondo era assicurato tramite film di polietilene nero posto centralmente tra la canaletta ed il supporto inclinato, in modo da convogliare il percolato verso l’estremità del contenitore e da qui, tramite tubazione, ad un recipiente di raccolta posto all’esterno della serra.

La distribuzione dell’acqua, per le piante in situ, e della soluzione nutritiva, per quelle su pomice, veniva assicurata da un impianto d’irrigazione, gestito da una centralina elettronica, era costituito da ali gocciolanti con erogatori a microportata da 2 l/h, posti ogni 30 cm di distanza.

Il numero e la durata degli interventi giornalieri irrigui e di fertirrigazione venivano adeguati all’andamento climatico stagionale ed ai ritmi di crescita delle piante durante il ciclo colturale (rispettivamente da 4 a 8 per 2-3 minuti e da 7 a 12 per 3-5 minuti).La soluzione nutritiva (NPK=1:0.5:1) è stata calibrata su valori di pH pari a 7.0 e di EC media 2.3 mS/cm.

La varietà provata è stata la “Dana”, a fiore doppio piccolo, le cui piantine sono state messe a dimora nella seconda decade di maggio.

E’ stato adottato uno schema sperimentale a blocco randomizzato, con 2 tesi replicate 4 volte; ogni ripetizione era costituita da una parcella di 17 piante sistemate a quinconce e disposte su due file distanti 30 cm tra loro; lungo la fila le piante erano poste a 70 cm l’una dall’altra. Ogni parcella era intervallata da una corsia di servizio di metri 1, realizzando una densità d’impianto pari a 2 piante/mq di superficie complessiva.

La temperatura e l’umidità relativa all’interno della serra sono state monitorate per tutta la durata della prova. I rilievi hanno interessato il numero di steli/mq ed il peso medio degli steli. I dati raccolti sono stati sottoposti all’analisi della varianza e le differenze tra le medie confrontate con il test di Duncan.

 

Risultati e discussione

Durante il corso della prova, l’andamento delle temperature medie registrate all’interno dell’apprestamento protettivo è stato caratterizzato da oscillazioni legate al susseguirsi delle stagioni, con valori crescenti dall’impianto sino all’inizio del primo flusso produttivo (28 °C) e successivamente decrescenti durante il periodo autunno-vernino, fino ad un minimo di 8 °C, per poi aumentare a partire dal secondo flusso di produzione (Fig. 1); l’umidità relativa, invece, non ha fatto registrare variazioni di rilievo, attestandosi tra il 52 ed il 66%. Tale andamento non ha influenzato negativamente i normali ritmi di crescita e di sviluppo delle piante, caratterizzate da facilità di adattamento; le poche fallanze sono state subito rimpiazzate e durante il ciclo vegeto-produttivo sono stati necessari occasionali trattamenti contro liriomiza e ragnetto rosso.

In entrambi i sistemi di coltivazione la produzione ha avuto inizio nella prima decade di agosto (80 gg. dall’impianto) e si è conclusa nel mese di ottobre (Fig. 2), probabilmente a causa delle mutate condizioni elio-termiche che non hanno più soddisfatto le esigenze della pianta. La raccolta degli steli è ripresa in febbraio con una produzione pressoché continua e, dopo aver raggiunto valori massimi in maggio ed in giugno, rispettivamente per la coltura in piena terra e per quella in fuori suolo, si è conclusa nel mese di agosto.

Le due tipologie di allevamento hanno fornito complessivamente un medesimo quantitativo medio di steli per unità di superficie (110 steli/mq) (Tab. 1).

La produzione di steli commerciabili di Gipsofila è stata di qualità più che accettabile in entrambi i sistemi, anche se la fronda fiorita ottenuta dalle piante in situ è risultata più consistente (circa 2000 g/mq) rispetto a quella fornita dalle piante in fuori suolo (1570 g/mq) (Tab. 1).

 

Conclusioni

            I due sistemi di coltivazione con cui è stata allevata la cv. Dana di Gipsofila hanno evidenziato risultati alquanto simili, sia per quanto riguarda l’andamento della produzione che il quantitativo medio di fronda fiorita per unità di superficie (110 steli/mq).

Le due tipologie di allevamento si sono differenziate sono negli aspetti qualitativi della produzione: la tesi che prevedeva la coltivazione in piena terra ha fornito steli di maggior peso medio (circa 400 g/mq in più) rispetto a quelli ottenuti dalle piante poste in contenitore con pomice.

Alla luce dei risultati ottenuti da questa sperimentazione la scelta potrebbe orientarsi indifferentemente su ambedue i sistemi di allevamento ma, tenuto conto dei vantaggi che quello più innovativo offre, malgrado le elevate spese iniziali d’impianto, si ritiene che si possa propendere verso tipologie di coltivazioni rispettose dell’ambiente in linea con le attuali tendenze ecologiche.

 

Bibliografia

Amico Roxas U., Zizzo G.V., De Vita M., Agnello S. 1995 - Valutazione di due nuove cultivar di gipsofila (Gypsophila paniculata L.). Atti del Convegno internazionale: “Fogliame e fronde ornamentali recise". 22° Biennale del Fiore. Pescia, 3 settembre. Floricoltura Pesciatina, 5: 22-28.

De Vita M., Zizzo G.V., Agnello S. 1990 - Tecniche colturali della Gipsophila. Giornata di studio su: "Specie floricole alternative". Marsala, 20-21 maggio:15-28.

Donzella G., Cocuzza C., Assenza M., La Ciacera I. 1991 – Esperienze di coltivazione di Gypsophila in condizioni di illuminazione naturale. Sviluppo Agricolo, 4.

Farina E., Paterniani T., De Vita M., Zizzo G. V. , Pergola G. 1987 - Confronto produttivo fra tipi e selezioni di Gypsophila paniculata in ambienti diversi. Annali Ist. Sperim. Floricoltura, Vol. XVIII, 1: 65-80.

Zizzo G.V., Amico Roxas U., De Vita M., Agnello S. 1995 - Risposta produttiva della Gypsophila paniculata L. allevata in pien'aria e in tunnel. Atti del Convegno internazionale: "Fogliame e fronde ornamentali recise". 22° Biennale del Fiore. Pescia, 3 settembre. Floricoltura Pesciatina, 4: 9 -17.

 

 

Tabella 1 – Parametri bio-produttivi di Gipsofila nelle due tipologie

                  di allevamento

                              Tesi

Parametri

       Piena terra

 

 Fuori suolo

N° steli/mq

  110.4 a

 111.0 a

Peso medio steli (g/mq)

1987.2 a

1576.5 b

I valori contrassegnati da lettere diverse differiscono per p< 0.05 (test di Duncan)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"Autorizzazione alla divulgazione del presente lavoro, cortesemente concessa dal Dr. Zizzo G.V.e dal Dr. Fascella G.."