Flortecnica 12- 2000 Ricerca

Sparacìno, A.C.; Martinetti, L.; Cavagna, M.

Adattamento di Camellia sasanqua Thunberg alla coltivazione

in vaso mediante l'impiego di sostanze brachizzanti

* Dipartimento di Produzione vegetale- sez. Agronomia - Università degli Studi di Milano Si ringrazia l'azienda florovivaistica Mascher Dr. Giovanni Battista per la fattiva collaborazione.

** II lavoro è stato coordinato da Sparacino A.C. ; tutti e tre gli autori hanno ugualmente contribuito alla conduzione della prova, al rilievo ed interpretazione dei dati;

 la stesura del testo è stata curata da Martinetti L. e Cavagna M.

Abstract

Camellia sasanqua Thunberg is a veri; interestingwinterfìoweringspecies. Three cultivars were tested for pot cultivation usinggrowth regulators, 'Cleopatra' got thè best resuìts, being paclobutrazoì ai 5 or 10 ppm appìied once to thè substrate thè most effective treatments. 'Hinode-gumo' was too uigorous, while 'Konjiro' was strongly inhibited by applications to thè substrate, with theexception of fìurprimidoì at 4,5 ppm.

 

 

 Particolare della prova.

Introduzione

L'utilizzo dei regolatori di crescita è ormai pratica consolidata nella tecnica colturale di piante ornamentali in contenitore, sia verdi che fiorite. I brachizzanti, inibendo la biosintesi delle gibberelline, riducono l'allungamento degli internodi e spesso bloccano l'attività delle gemme apicali, favorendo l'emissione di germogli laterali. Viene così modificata l'architettura delle piante, che risultano compatte, di dimensioni ridotte e possono essere prodotte a costi contenuti in quanto si riducono gli interventi di potatura e si aumenta la densità d'impianto.

Una delle specie più utilizzate nell'alle­stimento di giardini, e pertanto ampiamente diffusa nei vivai, è Camellia japonica L.. Assai meno impiegata è Camellia sasanqua Thunberg, nonostante le sue elevate prerogative estetiche, la sua rusticità e, di particolare rilievo, la sua fioritura autunnoinvernale (Ghisleni, P.L.,1982). Anch'essa è originaria, come Camellia japonica, del Giappone, ove alligna soprattutto nelle boscaglie del meridione e delle Isole Ryu Kyu; si presenta sotto forma di arbusto o di albero non molto alto (sino a 5 m), con bei fiori semplici o doppi, di colore bianco, rosa o rosso a seconda delle cultivar (Corneo, A. et al, ,1997).

Alquanto rare in letteratura sono le segnalazioni circa la reattività della camelia ai trattamenti nanizzanti (Giorgioni, M.E. et al.,1993; Keever, G.J. et al.,1991) ed oltretutto sono risultate controverse le risposte da par­te delle differenti cultivar. Pertanto, anche in considerazione dell'elevata richiesta sul mercato di novità nel set­tore delle piante da vaso fiorito, si è ritenuto opportuno valutare la possibilità di coltivare in piccoli contenitori esemplari di Camellia sasanqua mediante l'ausilio di alcuni ritardanti di crescita, nella prospettiva di valorizzare commercialmente tale coltura nel periodo autunno invernale. ...

Veduta all'interno del tunnel.

 

Tab. 1 * Analisi chimica del substrato utiliz­zato

(valori riferiti alla sostanza secca). 

N tot. (%)

1.1

P2O5 sol. H2O (mg7Kg

11

K2O sol. H2Omg/Kg

177

C. tot. (%)

25.7

C.E.S. ( mS7cm)

0.283

pH acqua

7.85

 

 

 

 Tab. 2 - Risultati ottenuti a fine prova sulle tre cultivar.

Cultiva

Altezza pianta cm

Larghezza pianta cm

N° fiori per pianta

Diametro fiori cm

Cleopatra

63.7 B*

43.6 A

23 A

5.9 B

Hinode-guno

109.5 A

43.9 A

11 C

6.5 A

Kajiro

48.1 C

24.2 B

13 B

6.0 B

*separazione delle medie entro colonna secondo il test di Duncan per P = 0.01

 

 Materiali e metodi

La prova si è svolta nel biennio 1998-1999 presso l'azienda florovivaistica Mascher Dr. Giovanni Battista situata ad Arco di Trento in località Caneve. Sono state utilizzate le seguenti cultivar di Carne/fra sasanqua Thunberg:

- 'Cleopatra', a fiore rosa semidoppio, di eccezionale rusticità e facile radicazione;

- 'Hinode-gumo' (il nome significa "nuvola all'alba"), a fiore grande, semplice e bianco con alcune sfumature rosa al bordo dei petali;

- 'Kanjiro' (da annoverare propriamen­te in Camellia hiemalis Nakai, ibrido tra C. sasanqua e C. japonica), a fiore grande, semidoppio, rosa intenso, molto vigorosa, a rapida crescita e rustica (i semenzali di questa cultivar vengono spesso usati come portainnesti). Le piante, provenienti da talee prelevate nel corso dell'estate 1997, sono state poste in vasi di plastica del dia­metro di 18 cm alla fine di maggio 1998.

E' stato utilizzato un substrato, la cui analisi chimica è riportata nella Tab. 1, costituito dal 60% di torba bionda, 20% di torba nera, 20% di pomice e pozzolana, 10 kg di argilla per m3. Circa un mese dopo la vasatura, allorché le piante delle cultivar 'Cleopatra' e 'Hinode-gumo' erano mediamente alte 12,5 cm e quelle dì 'Kanjiro' 10,5 cm, è stata effettuata la prima distribuzione di sostanze brachizzanti, alcune delle quali somministrate anche in tempi successivi, secondo il seguente prospetto:

- paclobutrazolo rispettivamente a 5, 10 e 20 ppm in unica somministrazione al substrato;

- paclobutrazolo a 5 ppm in due somministrazioni al substrato distanziate di 20 giorni;

- flurprimidol rispettivamente a 4,5 e 15 ppm distribuito al substrato in unica somministrazione ;

- flurprimidol a 15 ppm applicato per via fogliare rispettivamente in una, due o quattro somministrazioni di­stanziate di 20 giorni l'una dall'altra;

- daminozide a 1700 ppm con 4 somministrazioni fogliari distanziate di 20 giorni.

Per i trattamenti al substrato sono stati distribuiti rispettivamente 100 cc di soluzione/vaso per il paclobutrazolo e 150 cc per il flurprimidol; per le som­ministrazioni fogliari, la soluzione è stata irrorata sulle piante fino al punto di gocciolamento, corrispondente a 10 cc/vaso. Il substrato delle piante sottoposte alle irrorazioni fogliari e quello dei testimoni è stato bagnato con acqua in ragione di 100 cc/vaso al momento dei trattamenti. Le piante sono state posizionate su bancali a terra all'interno di un tunnel con copertura in polietilene, secondo uno schema sperimentale a parcella suddivisa, con i trattamenti nelle parcelle, le cultivar nelle subparcelle, 7 piante per tesi e tre ripetizioni; complessivamente, la prova ha pertanto interessato 630 piante. I rilievi sulla crescita vegetativa hanno riguardato gli incrementi in altezza ed in larghezza delle piante e sono stati effettuati in corrisponenza dei seguenti momenti del ciclo colturale: al momento dei trattamenti, dopo uno e due mesi da ciascuno di questi, prima dell'inverno del primo anno, alla ri­presa primaverile, a fine estate ed alla fioritura, verificatasi nell'autunno inverno del secondo anno, che ha coinciso con la maturità commerciale. A quel momento è stato rilevato anche il numero ed il diametro dei fiori e si è espresso un giudizio sul valore ornamentale dei singoli vasi, secondo una scala da 1 a9(l = pessimo; 3 = scadente; 5 = suffidente; 7 buono; 9 = ottimo), considerando l'armonia delle proporzioni e l'entità della fioritura in rapporto alle dimensioni della pianta

 

Pregevole esemplare di 'Cleopatra',

trattata con paclobutrazolo 5 ppm,

a fine prova.

 

Risultati e discussione

Per quanto riguarda il valore dell'altez­za della pianta, al termine della prova (Tab. 2) la cv 'Hinodegumo' ha mostrato gli accrescimenti più marcati, 'Kanjiro' i minori. Dalla Tab. 3 emerge in particolare come la cv 'Kanjiro' sia stata eccessivamente penalizzata dall' applicazione al substrato dei regolatori di crescita. Nel complesso, 'Cleopatra' è risultata la cultivar con il più apprezzabile ed omogeneo sviluppo. Anche nel corso del ciclo colturale, del quale per semplicità si riferiscono nei grafici soltanto quattro momenti, le differenti cultivar hanno manifestato risposte diversificate (fig. 1). Più in particolare, nella cv 'Cleopatra' già un mese dopo la prima somministrazione

i trattamenti al substrato con flurprimidol e paclobutrazolo (con l'eccezione della dose a 5 ppm) hanno determinato una significativa riduzione dell'accrescimento in altezza rispetto al testimone non trattato. Tale effetto di contenimento si è mantenuto fino alla fine della prova: tra tutti i trattamenti, quello che prevedeva la distribuzione al substrato di paclobutrazolo a 20 ppm è risultato in assoluto il più efficace e persistente, assicurando ancora una riduzione della taglia di circa il 70% rispetto al testimone dopo 16 mesi dal momento della somministrazione. Il flurprimidol applicato al substrato alla concentrazione di 4,5 ppm, invece, ha perso di efficacia dopo 16 mesi dal trattamento. In generale, i trattamenti con paclobutrazolo a 10 ppm, sia in dose unica che in quella frazionata, nonché quello con flurprimidol al substrato a 15 ppm, hanno consentito l'ottenimento degli esemplari con lo sviluppo più armonico e contenuto.

 

CONTINUA