Flortecnica 1/2 - 97 Floricoltura

Il mini-papavero in vaso: prime valutazioni sperimentali

Livia Martinetti, Antonio Cesare Sparacino,

Mauro Cavagna, Rita Ferro , Nadia Riva , Marco Lucchi

 

Istituto di Agronomia - Università degli Studi di Milano

Ass- Flor. - Servizi Sviluppo Agricolo - Genova (fax 010/541905)

Gli autori hanno contribuito al presente lavoro in egual misura.

 

Introduzione

 Da alcuni anni si assiste all'aumento della richiesta di piante fiorite in vaso da parte del consumatore italiano, che le preferisce ai fiori recisi per la loro prolungata fruibilità. Al riguardo, sono particolarmente ricercate specie innovative o poco note. Per l'affermazione in coltivazione di tale tipologia di prodotto, è necessaria la messa a punto di una adeguata agrotecnica, che può prevedere anche l'utilizzo di regolatori di crescita per ottenere esemplari di taglia ridotta, conformazione compatta, unifor­me colorazione delle foglie ed abbondante fioritura.

Tra le tante specie utilizzabili vi è anche il papavero d'Islanda (Papaver nudicaule L.), specie poco diffusa e tradizionalmente coltivata per il'ottenimento di pregevoli fiori da recidere. E' da circa un decennio che presso l'Istituto di Agronomia di Milano ci si interessa di tale specie, della quale in particolare si sono studiati i vari com­portamenti biologici in condizione di alle­vamento "in vitro" (3,6,7) ed ''in vivo" (4), l'ereditabilità di alcune importanti caratte­ristiche in prospettiva del suo migliora­mento genetico (2,5), la reattività a diversi livelli idrici (9). nutrizionali (1) e d'investi­mento (8), la fruibilità del fiore allo stato reciso (10). Recentemente, allo scopo di valutarne la possibilità di utilizzo quale pianta fiorita in vaso, si è avviato uno studio relativamente al suo comportamen­to in conseguenza di trattamenti con so­stanze brachizzanti (11,12). Come noto, questi prodotti in genere inibiscono la biosintesi delle gibberelline, riducono l'al­lungamento degli internodi ed in alcuni casi bloccano definitivamente o tempora­neamente l'attività delle gemme apicali, favorendo l'emissione di germogli laterali. La prova, di cui si riferisce nel presente lavoro è stata realizzata presso l'azienda Pescara. ubicata a Carasco. in provincia di Genova, nell'entroterra chiavarese e asso­ciata alla Associazione Provinciale Florovi-

 

                                  

Particolare della prova.                                                                                      Veduta dell'interno della serra

Confronto tra il controllo non trattato (a sinistra) e la tesi trattata con paclobutrazolo 100 ppm (a destra).

 

vaisti Genovesi (Ass. Flor.). Quest'ultima è riconosciuta dalla Regione Liguria ai sensi del Reg. CE 1360/78 e dalla Legge Regio­nale 23/83 e raccoglie 150 aziende florovivaistiche della provincia di Genova, la cui produzione è estremamente varia, presen­tando, accanto alla tradizionale coltivazio­ne di orchidee, diverse produzioni di bul­bose, fronde ornamentali, piante in vaso verdi e fiorite: queste ultime costituiscono il settore attualmente in maggiore espan­sione.

La qualità delle produzioni è, secondo tradizione, molto elevata. Tuttavia, il fatto­re limitante, costituito dalle ridotte dimen­sioni aziendali, non permette di ottenere, nella maggior parte delle aziende, produ­zioni adeguate a un mercato più ampio di quello locale.

Da qualche anno l'Ass. Flor. sta attuando, nell'ambito dì un più ampio progetto di assistenza alle aziende, un programma di sperimentazione e ricerca di nuove coltu­re, caratterizzate da basso costo di produ­zione ed elevata possibilità di collocazione sul mercato. La prova sul mini-papavero è stata resa possibile dalla collaborazione tra l'Istituto di Agronomia di Milano e i Servizi di Sviluppo Agricolo regionali attivati dalla Legge Regionale 13/90 sulla divulgazione agricola, nonché dai contributi della Re­gione Liguria, concessi - in base alla Legge Regionale 23/83 Art. 11 - al fine di finan­ziare le attività di sperimentazione, divul­gazione e promozione svolte dalle Asso­ciazioni riconosciute.


In alto:  Confronto tra il controllo nontrattato (a sinistra) e la tesi

trattata con flurprimidol 6 ppm  (a destra).

Al centro: Pregevoli esemplari trattati con paclobutrazolo 100 ppm.

In basso: Piante trattate con flurprimidol 6 ppm a inizio fioritura.

 

 

Materiali e metodi

La semina è avvenuta in due differenti periodi: fine settembre '95 (I epoca) e fine novembre '95 (II epoca), utilizzando la cv 'Wonderland' di Papaver nudicaule L.. Circa 50 giorni dopo la semina le piante sono state vasate in contenitori di plastica aventi 11 cm di diametro, impiegando un terriccio commerciale torboso. A fine dicembre e ai primi di febbraio rispettivamente nelle due epoche di colti­vazione, le piante, che mediamente pre­sentavano 6 foglie lunghe circa 6 cm nella prima epoca e 8 cm nella seconda, sono state sottoposte a trattamenti con paclo-butrazolo (100 e 200 ppm) e flurprimidol (6 e 9 ppm) seguendo alcune indicazioni emerse da precedenti analoghe sperimentazioni. Gli esemplari della seconda epoca sono stati trattati anche con daminozide (1275 e 2125 ppm, pari a 1500 e 2500 ppm del prodotto commerciale Alar), di­stribuita ogni 40 giorni, per un totale di 3 interventi, tramite aspersione fogliare sino al punto di gocciolamento. 11 paclobutrazolo e il flurprimidol sono invece stati somministrati al substrato in un unico intervento, distribuendo 100 cc di soluzione per vaso e appoggiando i conte­nitori su sottovasi onde evitare perdite di prodotto ed interferenze tra le diverse tesi. Le piante sono state disposte su bancali entro una serra in ferro e vetro, secondo uno schema sperimentale a blocchi randomizzati, con due blocchi e 20 ripeti­zioni per parcella. Nel corso della prova, con cadenza quindicinale, sono state effet­tuate fertirrigazioni allo 0,2% con concime avente rapporto N:P:K = 2:2:1 inizial­mente , 2:1:3 in corrispondenza della fiori­tura.

I rilievi relativi allo sviluppo vegetativo hanno riguardato lunghezza e numero delle foglie e sono stati effettuati in momenti definiti del ciclo biologico. Tre sono stati i rilievi relativi alle piante della prima epoca: a 42, 82 e 125 giorni dal trattamento, ovvero alla comparsa dei sintomi di brachizzazione, all'inizio della fioritura ed in corrispondenza della massima fioritura. Due invece i rilievi per la 2a epoca: a 45 e a 93 giorni dal trattamento, cioè all'inizio della fioritura e in piena fioritura. Le osservazioni relative alla produzione fiorale hanno preso in considerazione il numero medio di fiori, il loro diametro, la lunghezza e la rettilineità dello scapo. Quest'ultima variabile è stata valutata se­condo una scala da 1 (scapo molto storto) a 7 (scapo diritto).

    n. giorni dal trattamento  
  42 gg 82 gg (inizio fioritura) 1 25 gg (piena fioritura)
paclobutrazolo 100 ppm 1,74Bbc 3,346 2,51 Bb
paclobutrazolo 200 ppm 1.05BC 1,800 1.73BCC
flurprimidol 6 ppm 1,53Bbc 2,110 1,36Cc
flurprimidol 9 ppm 1,86Bb 2,11 C 1,80BCc
controllo non trattato 5,00 Aa 9,39 A 7,61 Aa

 Tab. 1 - Incremento della lunghezza delle foglie (cm) delle piante della I epoca di semina.

 

    n. giorni dal trattamento  
  42 gg 82 gg (inizio fioritura) 1 25 gg (piena fioritura)
paclobutrazolo 100 ppm 6,35 Cc 18,75 a 24,43 a
paclobutrazolo 200 ppm 7,85 Bb 18,03 a  27,05 a
flurprimidol 6 ppm 7,73 Bb 17,93 a 25 30 a
flurprimidol 9 ppm 8,05 ABb 16,25 a  26,63 a
controllo non trattato 9,28 Aa 19,65 a  25,18 a

Tab. 2 - Incremento del numero di foglie nelle piante della I epoca di semina.

 

  lunghezza scapo (cm) rettilineità scapo (scalal-7) diam. fiore (cm) % di fioritura
paclobutrazolo 100 ppm 18,60Bb 6,80 ABb  6,58 BCbc 62,5 a
paclobutrazolo 200 ppm 14,93Cc 6,74 Bb 6,74 Bb 57,5 ab
flurprimidol 6 ppm 13,27 Od 6,91 ABab 6,37 Cc 67,5 a
flurprimidol 9 ppm 13,12 Od 7,00 Aa 6,38 Cc 37,5 b
controllo non trattato 32,34Aa 5,16 Cc 7,03 Aa 77,5 a

Tab. 3 - Risultati relativi alla fioritura delle piante della I epoca di semina.
 

 

 

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