Indagine sull'ereditabilità di alcuni caratteri del papavero d'Islanda

L'elevata variabilità e la buona ereditabilità dei caratteri fanno ritenere che si possano raggiungere notevoli risultati agendo con semplici metodi di selezione.

Livia Martinetti (1)

(1) Istituto di Agronomia dell'Università di Milano.

Lavoro eseguito con il contributo del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste.

Progetto Finalizzato: Ricerca per il miglioramento della produzione floricola. Sottoprogetto, Colture alternative. Pubblicazione n. 53.

Introduzione

Il papavero d'Islanda (Papaver nudicaule L.), dei cui fiori si fruisce soprattutto allo stato reciso, è specie ancora poco diffusa in coltivazione e, finora, soltanto marginal­mente sottoposta a lavori di miglioramento genetico.

In Italia si rinvengono per lo più popolazioni altamen­te eterozigoti (in conseguenza della riproduzione seminale e dell'elevata frequenza di alloimpollinazione), costituite da genotipi tra loro molto diversi soprattutto riguardo a pro­duttività e colore dei fiori. In altri Stati la situazione appa­re migliore, poiché risultano colà reperibili in commercio ibridi F1 ed alcune cultivar, sebbene non ancora esaurientemente definite ed uniformi. Per esempio, in Inghilterra sono diffuse le cultivar: 'Kelmscott Strain', a fiori rosa, sal­mone, albicocca, arancione, giallo oro e scarlatto; 'Cham­pagne Bubbles', ibrido F1 dai colori simili ai precedenti; 'San Remo', dai fiori rosa e giallo.

In Francia sono coltivati: 'Levriere', ibrido Ft dai fiori bianchi, giallo acceso, arancione brillante; 'Gibson's Giant Grange' e 'Goodwins Victory', con fiori arancione intenso; 'Tangerine', arancione sfumato; 'Red Cardinal', rosso brillante; 'Sandford's Giants', con corolle dai toni delicati; 'Gèant Vilmorin', con fiori di svariati colori.

Negli Stati Uniti, ove il papavero d'Islanda è diffusa­mente coltivato, sono state individuate diverse forme bota­niche, per lo più distinte a seconda del colore dominante dei fiori: album, bianchi; auranticum, giallo oro; coccineum, scarlatti; croceum, giallo zafferano; luteum, giallo, arancio­ne; puniceum, rosso, arancione; rubro-auranticum, rosso, giallo oro; striatum, striati. Questa nomenclatura, non am­missibile secondo le norme del Codice internazionale delle piante coltivate, sta ad indicare una ripartizione di caratte­re botanico, non floricolo; in ognuna delle forme biologi­che riferite si possono diversificare entità a fiori semplici, semi-doppi e doppi.

Il confuso e scarno panorama varietale comprova co­me il lavoro di miglioramento genetico del papavero d'Islanda sia stato frammentario, dovuto ad iniziative indivi­duali e probabilmente casuali, senza il supporto di una precedente accurata analisi della genetica di popolazione. Attualmente, alcuni fitomiglioratori sono all'opera per indi­viduare linee dotate di elevata omogeneità, da utilizzare suc­cessivamente nella costituzione di ibridi F1.

L'effettuazione di incroci artificiali risulta piuttosto age­vole in questa specie, data la semplice conformazione di co­rolla, gineceo ed androceo e la spiccata proterandria.

In P. nudicaule L. si rinvengono genotipi diploidi con 2n= 14 e tetraploidi con 2n = 28. Esiste la possibilità d'ot­tenere ibridi fertili da incroci interspecifici, per esempio con P. alpinum e P. striatocarpum,

Fig. 1 - Fiore di papavero d'Islanda con petaloidi

Le elevate potenzialità di diffusione nella Floricoltura italiana del papavero d'Islanda, unitamente alle scarsissime cognizioni sulle sue caratteristiche biologiche ed agronomi-che, hanno indotto l'Istituto di Agronomia di Milano ad intraprendere, nell'ambito del progetto M.A.F. sul miglio­ramento delle produzioni floricole, alcune sperimentazioni al riguardo. Nelle righe che seguono si riferiscono i risulta­ti dell'analisi genetica condotta su popolazioni coltivate al fine di stimare l'ereditabilità di caratteri importanti commercialmente, onde poter prevedere i progressi conseguibi­li con eventuali lavori di selezione.


Fìg. 2 - Scorcio della prova.

 Materiali e metodi

Come materiale di partenza per la prova, effettuata nel biennio 1984-1986 sono stati utilizzati semi derivati dalla li­bera impollinazione di piante allevate presso l'Istituto Spe­rimentale per la Floricoltura di San Remo.

La sperimentazione è stata condotta in una serra-tunnel attrezzata con impianto di riscaldamento sita a Vaprio d'Ad­da (BG).

In ciascuno dei due anni la prova è iniziata con la se­mina verso la fine di settembre in seminiere alveolate, se­guita da diradamento in modo da lasciare una plantula per alveolo, è proseguita con il trapianto a dimora in piena terra quando le piantine erano alte circa 7 ÷10 cm e ben radicate (circa 60 giorni dopo la semina) e si è conclusa verso i primi di luglio, allorché la fioritura si andava esaurendo.

Per la coltura è stato impiegato un substrato costitui­to da terriccio di foglie, terreno agrario letamato e sabbia, la cui composizione chimica è risultata essere la seguente:

 

sostanza organica

25,3%

azoto

0,59%

P205

0,10%

K20

0,19%

calcare

assente

pH

6,8

 

 

Esso è stato concimato con un fertilizzante complesso a lenta cessione con rapporto tra i macroelementi principa­li pari a 14:10:10.

Dopo il trapianto, gli esemplari sono risultati distan­ziati circa 25 cm l'uno dall'altro, su file distanti 30 cm.

La fioritura si è manifestata tra marzo ed i primi di luglio, con il massimo in aprile-maggio. Verso maggio è sta­to necessario ombreggiare il tunnel, in modo da impedire il surriscaldamento dell'ambiente; con l'innalzamento della temperatura esterna, si è dovuto anche aprire lateralmente la serra, arrotolando la copertura plastica. Durante la col­tura, si è proceduto ad irrigare per aspersione (con inter­venti settimanali inizialmente, ogni 1^-2 giorni nei mesi più caldi), a concimare con nitrato ammonico e urea (due in­terventi, ciascuno con 40 kg di N/ha), a trattare con sequestrene per risolvere casi di clorosi ferrica e con fungicidi per prevenire attacchi di crittogame. Si sono resi necessari an­che due trattamenti con esche limacide ed un trattamento contro gli acari.

Il riscaldamento durante i mesi invernali è stato pro­grammato così da assicurare almeno + 5°C.
Nel corso del primo anno sono stati effettuati incroci in modo da realizzare lo schema BIP's (Progenie Biparen-tali); le progenie ottenute sono state valutate l'anno suc­cessivo in un disegno a blocchi randomizzati con tre ripeti­zioni.

Lo schema genetico seguito prevede la scelta casuale nella popolazione di n piante da incrociare in modo che ogni pianta partecipi ad un solo incrocio. Le progenie che così s'ottengono o sono costituite da individui fratelli (MI sib) derivati dallo stesso incrocio, oppure non hanno alcun gra­do di parentela.

Nella nostra prova si sono incrociate 41 piante fungenti da maschio con altrettante fungenti da femmina, ottenen­do 41 famiglie, ciascuna costituita da 30 piante.

Per l'effettuazione degli incroci è stato necessario pro­cedere alle operazioni di castrazione ed isolamento dei fio­ri delle piante portaseme. L'emasculazione è stata eseguita su fiori ancora in boccio, con antere immature, generalmente 2÷3 giorni prima dell'impollinazione, in modo da consentire agli stimmi di diventare recettivi. Il polline raccolto dalle piante fungenti da maschio veniva allora distribuito sulla superficie stimmatica. Successivamente il fiore veniva; di nuovo isolato in sacchetti di cellophane ed accuratamente etichettato. Dopo circa un mese dall'impollinazione 1e capsule erano mature ed i semi potevano essere raccolti. Tali semi sono stati conservati a 0°C e U.R. 40 ÷ 50% fino al momento della semina successiva.

I rilievi hanno riguardato le prerogative del papavero d'Manda commercialmente più interessanti, e per le quali quindi risulta opportuna la conoscenza dei meccanismi di trasmissione genetica. In particolare, sono state consideri te le seguenti:

— numero di fiori per pianta;

— diametro medio dei fiori;

— lunghezza dello scapo fiorale;

— rettilineità dello scapo fiorale;

— robustezza dello scapo fiorale;

— uniformità del colore dei fiori sulla stessa pianta;

     attitudine a formare petaloidi e fiori doppi.

Le prime tre variabili elencate sono di tipo quantità vo, le altre di tipo qualitativo. Per riportare anche queste ultime a valori numerici, elaborabili statisticamente, si è ricorsi alla definizione di scale adeguate. Precisamente si è adottato la scala da 1 a 7 per la variabile rettilineità dello scapo fiorale (secondo la quale: 1 = molto storto; 3 = storto; 5 = medio; 7 = dritto), quella da 1 a 9 per la robustezza del­lo scapo (1 = molto sottile; 3 = sottile; 5 = medio; 7 = robusto; 9 = molto robusto), un'altra da 1 a 11 per l'uniformità del colore dei fiori sulla pianta (1 = tutti i fiori dello stesso co­lore; 3 = tutti i fiori dello stesso colore, ma di diversa in­tensità; 5 = 60-;- 99% dei fiori dello stesso colore; 7 = 60-^99% dei fiori dello stesso colore, ma di diversa in­tensità; 9 = 50^-59% dei fiori dello stesso colore; 11 = 50-^59% dei fiori dello stesso colore, ma di diversa in­tensità) e la scala da 1 a 9 per esprimere la presenza di pe-taloidi; (1 = assenza di petaloidi; 3 = fino a 3 petaloidi; 5 = più di tre petaloidi, ma meno di quelli di una serie con­centrica completa; 7 = molti petaloidi oppure fiore doppio; 9 = moltissimi petaloidi).

 

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