Flortecnica 6 - 2001 Ricerca
Contenimento della taglia della poinsettìa mediante
regolazione della temperatura
Livia Martinetti Ornar Brumana
Dipartimento di Produzione vegetale - sezione Agronomia, Università degli Studi di Milano
Si ringrazia il Dr. Alessandro Arnoldi per la cortese disponibilità mostrata nella realizzazione della prova.
La Dr.ssa Martinetti ha curato [impostazione della prova, l'elaborazione e l'interpretazione dei dati e la stesura del testo; il Dr. Brumana ha condotto la prova in serra ed eseguito il rilievo dei dati.
abstract
The poinsettia is usually treated with growth regulators in order to obtain short and compaci plants. The present trial shows that it's possible to obtain thè same effects by Dif and "cool morning" methods applied in thè common greenhouse cultural conditions of thè North of Itaiy.
Introduzione
La poinsettia o stella di Natale (Euphorbia pulcherrima Willd.) è specie ornamentale molto diffusa in coltivazione, commerciata tradizionalmente nel periodo natalizio come vaso fiorito, secondo tipologie che sono andate alquanto diversificandosi negli ultimi anni per dimensioni e forme (es. alberello, piramide, basket, centrotavola). Al fine di ottenere esemplari adeguatamente conformati, di sviluppo armonico e compatto proporzionato alle dimensioni del contenitore, è pratica comune ricorrere a trattamenti con prodotti brachizzanti, che riducendo le dimensioni delle piante consentono anche un'elevata produzione per unità di superficie (Fisher et ai., 1996; Germani et ai, 1995; Giorgioni, 2001; Martinetti et a/., 1994; Tesi et a/., 1986). Da qualche anno, però, soprattutto negli USA e nei paesi del Nord Europa, si è sviluppata la ricerca di metodi alternativi a quelli chimici per il contenimento della crescita delle piante, nell'ottica di
|
Altezza planta (cm) |
Diametro pianta (cm) |
Numero ramificaz |
Lungh. ramificaz. (cm) |
Diametro brattee (cm) |
N giorni per fiorire* | |
|
DIF |
23,6 b" | 51,9 a | 5,0 a | 20,2 B | 25,3 b | 119 b |
|
Controllo |
28,7 a | 54,5 a | 4,8 a | 23,9 A | 28,2 a | 120 a |
| Differenza | -17,8% | II | II | -15,5% | -10,3% | -0,8% |
|
*dalla vasatura ** Separazione delle medie entro colonna secondo il test di Duncan (P=0,05: lettere minuscole; P=0,01 : lettere maiuscole) |
||||||
Tab.l - Effetti medi del trattamento termico alla fine del I anno di prova
|
Altezza pianta (cm)
|
Diametro pianta (cm)
|
Numero ramificaz. |
Lungh. ramificaz. (cm)
|
Diametro brattee (cm)
|
N giorni per fiorire* | |
| Brachizz | 24,1 B** | 51,6 B | 4,9 a | 20,4 B | 24,8 B | 119 B |
| No brach. | 27,9 A | 54,9 A | 4,9 a | 23,7 A | 28,7 A | 121 A |
| Differenza | -13,6% | -6,0% | // | -13,9% | -13,6% | -1,7% |
|
*dalla vasatura ** Separazione delle medie entro colonna secondo il test di Duncan (P=0,05: lettere minuscole; P=0,01 : lettere maiuscole) |
||||||
Tab.2 - Effetti medi del trattamento chimico brachizzante alla fine del I anno.
|
Altezza pianta (cm)
|
Diametro pianta (cm)
|
Numero ramificaz. |
Lungh. ramificaz. (cm)
|
Diametro brattee (cm)
|
N giorni per fiorire* | |
| DIF | 20,9 B** | 46,1 b | 5,2 a | 19,0 B | 22,0 b | 116 A |
| Controllo | 26,6 A | 50,5 a | 5,5 a | 23,9 A | 24,7 a | 114 B |
| Differenza | -21,4% | -8,7% | II | -20,5% | -10,9% | 1,8% |
|
*dalla vasatura ** Separazione delle medie entro colonna secondo il test lettere maiuscole) di Duncan (P=0,05: lettere minuscole; P=0,01 |
||||||
Tab.3 - Effetti medi del trattamento termico alla fine del II anno di prova.
|
Altezza pianta (cm)
|
Diametro pianta (cm)
|
Numero ramificaz. |
Lungh. ramificaz. (cm)
|
Diametro brattee (cm)
|
N giorni per fiorire* | |
| Brachizz | 21,3 B** | 46,9 B | 5,4 a | 19,0 B | 21,7 B | 114 B |
| No brach. | 26,3 A | 49,7 A | 5,4 a | 23,9 A | 25,7 A | 116 A |
| Differenza | -19,0% | -5,6% | II | -20,5% | -15,6% | -1,7% |
|
*dalla vasatura ** Separazione delle medie entro colonna secondo il test di Duncan (P=0,05: lettere minuscole; P=0,01 lettere maiuscole) |
||||||
Tab.4 - Effetti medi del trattamento chimico brachizzante alla fine del II anno.
una migliore salvaguardia ambientale e della salute degli operatori.Tra i numerosi accorgimenti possibili (utilizzo di talee corte, ritardo nell'epoca d'impianto, riduzione della densità colturale, induzione di lievi stress idrici e nutrizionali, effettuazione di cimature, spazzolature e vibrazioni), particolare interesse suscitano quelli che prevedono la realizzazione di opportuni regimi termici in grado di interferire con la morfogenesi (Erwin et al., 1995).
Infatti, sia il numero di nodi, sia la lunghezza degli internodi, che determinano l'altezza della pianta, sono fortemente influenzati dal calore. In particolare, il numero di nodi viene condizionato dalla temperatura media diurna ed è tanto maggiore quanto più è elevata quest'ultima; la lunghezza degli internodi, invece, è influenzata dalla differenza tra la temperatura media diurna e quella notturna, il cosiddetto DIF, termine corrispondente proprio ali 'abbreviazione della parola "differenza" (Berghage,1998; Langton et al. ,1997). In generale, valori di DIF negativo (quindi con temperatura media diurna inferiore a quella notturna) riducono l'allungamento degli internodi. La risposta al cambiamento di DIF, che è di tipo quantitativo secondo una curva sigmoide, non è uguale per tutti i valori dello stesso, bensì risulta più accentuata passando da valori positivi allo zero, rispetto al passaggio dallo zero a valori negativi. Conseguentemente, anche passando da un regime termico con temperatura media diurna maggiore della notturna (DIF positivo) ad uno con temperature diurna e notturna identiche (DIF nullo) si ottiene una buona riduzione dell'altezza della pianta (Heins et al., 1990 b).

Effetto del DIF negativo (a sinistra) su piante della
cv 'Peterstar' non sottoposte a brachizzazione chimica.

Effetto del brachizzante chimico (a destra) su piante della
cv 'Peterstar' coltivate secondo il comune regime termico.
La risposta al trattamento termico varia anche in relazione alla fase di sviluppo della pianta: essa è più marcata quando il DIF negativo viene realizzato in corrispondenza del periodo a crescita rapida (Heins et al., 1990 a). Lo stesso effetto di riduzione dell'allungamento degli internodi può essere conseguito qualora, a parità di temperatura media giornaliera, si attui un rapido abbassamento di temperatura nelle prime ore del mattino, subito dopo l'alba (tecnica nota come "cool morning" o "temperature drop"): è stato infatti dimostrato che il massimo allungamento dello stelo avviene verso la fine della notte e/o l'inizio del giorno (Erwin et al., 1989; Moe et ai, 1992). Il "cool morning" si rivela generalmente alquanto efficace quando associato ad un regime termico con DIF negativo, peraltro più facilmente conseguibile abbassando la temperatura nelle prime ore del mattino.

Effetto del DIF negativo (a sinistra) su piante della
cv 'Freedom' non sottoposte a brachizzazione chimica.
Le motivazioni fisiologiche dell'effetto del DIF
negativo e del "cool morning" sulla taglia delle piante risiedono nella
riduzione del contenuto in gibberelline, unitamente ad una presumibile azione
sul fitocromo (Myster, 1995). Nella reattività della poinsettia al "cool moming"
sembra coinvolto anche il processo di assorbimento e trasporto
dell'acqua (Hendriks et al., 1995). Oltre al controllo della taglia, le
tecniche DIF e "cool morning" possono influenzare l'epoca di fioritura, il
numero di fiori, l'orientamento e la morfologia delle foglie, la
colorazione di alcuni organi (foglie, brattee), il peso secco e, in
definitiva, l'intera architettura delle piante (Dalla Guda, 2001; Moe,
1991). Tra le numerose specie osservate (Lilium, crisantemo, fucsia, begonia,
Impatiens, petunia, Saintpaulia, eoe.), la poinsettia ha dimostrato di essere
particolarmente reattiva a tali tecniche (Berghage et a/., 1991; Cockshull et
a/., 1995). Gli esperimenti su DIF e "cool morning" riportati in letteratura
sono stati condotti, per lo più negli Usa, in Norvegia ed in Germania, ma anche
in Italia (Dalla Guda et a/., 2001), entro camere di crescita, mantenendo
costanti i valori prefissati di temperatura diurna e notturna. Ben diversa è,
naturalmente, la situazione in condizioni di serra, in particolare in
quella mediterranea, ove la temperatura è più difficilmente controllabile e
strettamente connessa all'andamento climatico.
Va considerato, poi, che il regime termico interferisce con il fotoperiodo, l'irradiazione, la qualità della luce, la concen-trazione di CCX, la somministrazione di fitoregolatori, determinando risposte alquanto diversificate. Considerato che non si hanno indicazioni sull'applicabilità di tali tecniche nell'ambiente italiano, si è ritenuto opportuno impostare in merito una sperimentazione, operando in un contesto produttivo con impianti tradizionali di media tecnologia.



Materiali e metodi
La prova s'è svolta negli anni 1996 e 1997 presso l'azienda floricola Arnoldi Giovanni situata a Capriate S.Gervasio iBG). Si sono utilizzate due cultivar di poinsettia, 'Freedom' e 'Peterstar', sistemate entro due analoghe serre a tunnel con struttura in ferro e doppia copertura in PVC e polietilene. In una delle due serre la temperatura media diurna è stata programmata per essere inferiore a quella notturna (DIF negativo), con brusco abbassamento all'alba ("cool morning"); le temperature medie delle 24 ore dovevano comunque risultare pressoché identiche nei due ambienti. In particolare, nella serra testimone la temperatura minima e quella di ventilazione sono state rispettivamente 17° e 22°C (abbassate a 15° e 18°C dalla metà di novembre, per favorire la colorazione delle brattee); nella serra con DIF negativo esse sono state rispettivamente 13-14°C da mezzora prima dell'alba a tre ore dopo, 18-21°C fino al tramonto (abbassate a 15-18°C dalla metà di novembre), 19-21°C durante la notte (17-19°C dalla metà di novembre il primo anno, 15-16°C nel secondo, per accentuare ulteriormente la colorazione delle brattee).
Entrambe le serre erano dotate di impianto "cooling" con estrattori d'aria. Le giovani piante sono state collocate in vasi di plastica di 14 cm di diametro nella prima metà di agosto nel 1996, a fine agosto nel 1997, utilizzando un substrato formato da torba bionda, corteccia compostata e agriperlite in rapporto volumetrico 5:1:1 e concimato con concime a lenta cessione (5-6 mesi). Esse sono state cimate all'altezza della 4a-5a foglia una decina di giorni dopo la vasatura e quindi regolarmente fertirrigate con rapporto N:P:K=1,7:1:2 inizialmente e 1:1:2,6 dopo l'inizio della colorazione delle brattee. Il sistema d'irrigazione era a tappetino. Nell'ambito di ciascuna serra, su metà delle piante, sono stati effettuati i trattamenti brachizzanti fogliari con chlorme-quat (840 ppm), secondo uno schema sperimentale a split-plot con tre ripetizioni e 20 piante per parcella. In particolare, il primo anno si sono resi necessari due interventi, uno alla fine di settembre ed un altro nella prima decade di ottobre; nel secondo anno, invece, in conseguenza dell'epoca posticipata di vasatura e del minore sviluppo delle piante, è stato sufficiente un unico trattamento alla metà di settembre. Nel corso della prova è stato costantemente rilevato l'andamento termico e si sono calcolati i valori giornalieri di DIF (differenza tra la temperatura media diurna e quella notturna) e di "cool moming", cioè la differenza tra la temperatura media verificatasi in corrispondenza dell'alba (da mezz'ora prima a tre ore dopo di essa) e quella media notturna. I rilievi sulle piante, effettuati mensilmente, hanno riguardato l'altezza ed il diametro medio della pianta, il numero e la lunghezza delle ramificazioni; a fine prova è stato valutato anche il diametro medio delle corone bratteate e il numero di giorni intercorrenti tra la vasatura e la fioritura del primo ciazio.

Risultati e discussione
Nel corso dei due anni le temperature medie giornaliere nelle due serre sono risultate simili.
Nel primo anno si è riusciti a mantenere costantemente il DIF su valori negativi nella serra che lo prevedeva, grazie al favorevole andamento delle temperature esterne, relativamente basse (Fig.l). Nel secondo anno, invece, ciò è stato possibile soltanto a partire dalla metà di ottobre, sebbene in ogni caso il DIF della serra di controllo sia stato sempre più elevato rispetto all'altra (Fig.3); nelle ultime quattro settimane di coltivazione del secondo anno, il DIF è stato volutamente riportato su valori positivi per accentuare l'intensità di colorazione delle brattee.
In entrambi gli anni è invece risultato alquanto agevole realizzare il "cool morning" intorno ai valori programmati (Fig.2 e 4).
In definitiva, quindi, è stata evidenziata la piena fattibilità dell'abbassamento della temperatura mattutina per semplice interruzione del riscaldamento ed eventuale apertura delle finestrature; più aleatoria, perché fortemente condizionata dall'andamento climatico, è risultata invece la possibilità di innalzare la temperatura media notturna al di sopra di quella diurna, dato che nel caso in cui quest'ultima era già di per sé elevata, si sarebbero avute deleterie ripercussioni sia sul piano economico che su quello fisiologico delle colture. Relativamente all'altezza della pianta, nel corso dei due anni è stato rilevato in entrambe le cultivar un minor ritmo di crescita da parte delle piante sottoposte a DIF negativo già dalla fine di settembre primi di ottobre e si è mantenuto tale durante tutto il rimanente periodo di coltivazione (Figure 5 e 6). A fine prova nella serra con DIF negativo si sono registrati valori mediamente inferiori del 17,8% il primoanno (Tab.l)edel21,4% nel secondo (Tab.3) rispetto alla serra testimone, a, a fronte di una riduzione operata dal trattamento chimico pari rispettivamente al 13,6% ed al 19% Tab. 2 e 4).

Effetto del brachizzante chimico (a destra)
su piante della cv 'Freedom' coltivate con DIF negativo.

Effetto del brachizzante chimico (a destra)
su piante della cv 'Freedom' coltivate secondo
il comune regime termico.
Nel II anno è risultata anche un'interazione significativa tra il trattamento chimico e quello termico (Fig. 7) : col DIF negativo si è leggermente ridotta l'efficacia del brachizzante, ma le piante non trattate sono risultate del tutto equivalenti a quelle brachizzate nella serra di controllo. Il trattamento termico, quindi, si è dimostrato ugualmente efficace di quello chimico e potenzialmente in grado di sostituirsi ad esso. L'abbinamento dei due trattamenti ha accentuato ulteriormente la riduzione della taglia della pianta, con esiti, però, almeno nel II anno, addirittura eccessivi per le dimensioni del vaso utilizzato.
La cv 'Peterstar' nel secondo anno è risultata maggiormente sensibile al DIF negativo e complessivamente più alta rispetto alla 'Freedom' (Fig.8). Probabilmente, quest'ultima cultivar è stata maggiormente penalizzata dal ritardo nella vasatura attuato nel secondo anno. Relativamente al diametro medio delle piante, nel I anno non c'è stato effetto ad opera del DIF negativo (Tab. 1), mentre discreta è stata la riduzione di tale parametro in seguito al trattamento chimico (Tab.2); nel II anno, invece, sia il trattamento termico che quello chimico sono stati efficaci.



Ancora una volta, presumibilmente, la differente risposta nei due anni va attribuita alle diverse condizioni climatiche e colturali. Nel corso del I anno le due cultivar hanno risposto in maniera differenziata ai trattamenti: in 'Freedom' non si è avuta interazione tra DIF negativo e brachizzante chimico (Fig.9), in 'Peterstar' tale interazione è stata invece positiva (Fig. 10). Evidentemente, per la cv 'Peterstar', più vigorosa, è stata necessaria l'azione sinergica di entrambi i tipi di trattamento; per 'Freedom', invece, il brachizzante non ha comportato alcuna ulteriore riduzione.
In generale, la cv 'Peterstar' ha presentato un diametro maggiore di 'Freedom'. La lunghezza delle ramificazioni è stata pressoché ugualmente ridotta tanto dal trattamento termico, quanto da quello chimico, mentre il loro numero ha manifestato scarsissima variabilità e non è stato significativamente influenzato dai trattamenti (Tabelle 1, 2, 3 e 4). L'epoca di fioritura è stata sempre leggermente anticipata col brachizzante chimico (Tab.2 e 4), mentre il trattamento termico l'ha lievemente precocizzata il I anno, ritardata nel II (Tab.l e 3). Tali differenze nei due anni sono verosimilmente imputabili alle temperature medie giornaliere registrate a partire dall'induzione fiorale (inizio ottobre); infatti, nel II anno esse sono state leggermente più alte nella serra di controllo rispetto alla serra con DIF negativo, per cui è stata favorita b maturazione dei dazii. E' opportuno comunque rimarcare che le differenze nell'epoca di fioritura sono state assai modeste, dell'ordine di 1-2 giorni. In generale, la cv 'Freedom' è stata più precoce della 'Peterstar'. Nel II anno, tuttavia, essa ha ritardato la fioritura in maniera più marcata della 'Peterstar' in Corrispondenza del DIF negativo, evidenziando al riguardo la sua maggiore sensibilità al trattamento termico (Fig.. 11).
Il diametro delle corone bratteate è risultato significativamente ridotto sia dalDIF negativo (Tab.l e 3), sia dal brachizzante chimico (Tab.2 e 4) in entrambe le cultivar; in ogni caso, comunque tale riduzione è risultata in armonia con il complessivo minore sviluppo generale. Anche per questo parametro, quindi, il trattamento termico si è dimostrato in grado di sostituire quello chimico mentre l'abbinamento di entrambi non ha comportato ulteriori significativiiti contenimentidella crescita (Fig. 12). relativamente alla colorazione delle brattee si è notato nel primo anno, in concomitanza con un DIF negativo protratto alla completa fioritura, una relativa scarsa intensità; nel secondo anno l’impostazione di un DIF positivo nell’ultimo mese di coltivazione ha eliminato tale inconveniente.
Anche il brachizzante chimico ha favorito una colorazione più intensa delle brattee delle piante della serra di controllo, mentre ciò non è avvenuto nella serra con il DIF negativo, già più intensamente colorate anche in assenza del fitoregolatore.
Conclusioni
Con la presente prova è stato possibile evidenziare l'applicabilità negli ambienti dell'Italia settentrionale, in condizioni ordinarie di coltivazione in serra a modesto livello tecnologico, delle tecniche di controllo della temperatura finalizzate all'ottenimento di esemplari di poinsettia dallo sviluppo contenuto, armonico e proporzionato. In entrambi gli anni di sperimentazione, infatti, pur avendo evidenziato una differente sensibilità varietale, il trattamento termico ha consentito di ottenere piante con dimensioni ed aspetto simile a quello di piante trattate col brachizzante chimico, proponendosi quindi come valida alternativa ad esso.
Va segnalata la difficoltà di mantenere valori di DIF costantemente negativi nel corso di annate particolarmente calde, quale è stato il secondo anno della nostra prova; tuttavia, è stato sufficiente assicurare un buon abbassamento termico nelle prime ore del mattino per ottenere adeguate risposte dalle piante. La tecnica del "cool morning" appare quindi concretamente realizzabile e si rivela particolarmente interessante anche perché l'anticipata interruzione del riscaldamento in corrispondenza dell'alba si risolve, in definitiva, in un risparmio energetico.
Bibliografia
Berghage R. (1998) - Contro/line? height with temperature. HorTechnology, 8 (4): 535-539.
Berghage R.D., heins R.D. (1991) - Quantification of temperature effects on stem elongation in Poinsettia. J. Amer.Soc.Hort.Sci. 116(1): 14-18.
Cockshull K.E., langton F.A., cave C.R.J. (1995) -Differential effects of different DIF treatments on chrysanthemum and poinsettia. Acta Horticulturae, 378: 15-25
Dalla guda C. (2001) - Controllo dell'architettura delle piante ornamentali tramite gestione del termoperiodo e del fotoperiodo. Italus Hortus, 8 (1): 6-16.
Dalla guda C., scordo E., farina E. (2001) - Architettura di Aster e crisantemo allevati sotto diversi regimi fotoperiodici e livelli di DIF. Italus Hortus, 8 (1): 34-38.
Erwin J.E., heins R.D., berghage R., kovanda B.J., carlsonw.h.,biernbaumj. (1989) -Cool morning con contro! plant height. Grower Talks 53 (9): 73-74.
Erwin J.E., heins, R.D. (1995) - Thermo-morphogenic responses in stem and leafdevelopment. HortScience 30: 940-949.
Fisher P.R., heins R.D. (1996) - Modeling thè stem elongation response of poinsettia to chlormequat. Journal Amer. Soc. Hort. Sci. 121 (5): 861-868.
Germani F., Chillemi G., Ventura A. (1995) - Effetto di differenti metodi di brachizzazione e di cimatura sullo sviluppo di Poinsettia. Colture Protette, n°. 12: 73-77.
Giorgioni M.E. (2001) - Modificazione dell'architettura delle piante ornamentali mediante ritardanti di crescita. Italus Hortus, 8 (1): 6-16.
Heins R.D., carlson, W. (1990) - Understanding and applyinggraphical tracking. GreenhouseGrowerS(5): 72-80.
Heins R.D., erwin J.E. (1990) - Understanding and applying DIF. Greenhouse Grower, 8 (2): 73-78. hendriks L., ueber E. (1995) - Alternative methods of reguìating thè elongation growth of ornamentai plants: a current assessment. Acta Horticulturae, 378: 159-167.
langton F.A., cockshull K.E. (1997) - Is stem extension determined by DIF or by absolute day and night temperatures? Scientia Horticulturae 69: 229-237.
Martinetti L., sparagno A.C., ferro R., riva N., cavagna M. (1994) - Effects of some growth reguìators on poinsettia and Iceland poppy. Atti III ESA Congress, Abano 18-22/9.
MoeR. (1991) -Leapplicazioni del metodo Dif nelle specie ortofloricole. Colture Protette, n°. 10. moe R., mortensen L.M. (1992) - Thermomor-phogenesis in poi plants. Acta Horticulturae, 305: 19-25.
Myster J., moe R. (1995) - Effect of diurna! temperature alternations on plant morphology in some greenhouse crop, a mini review. Scientia Horticulturae, n°. 62.
Tesi R., lombardi L., tallarico R. (1986)- L'impiego del Paclobutrazolo (PP333) per il controllo della taglia nella poinsettia. L'Informatore Agrario, n°.48.
"Autorizzazione alla divulgazione del presente lavoro, cortesemente concessa dalla Prof. Livia Martinetti."