Difesa delle colture in floricoltura e florovivaismo

importanza, tendenze e peculiarietà del settore

Flussi continui di materiali di propagazione e di prodotti finiti  tra più di 80 Paesi di

tutti ì continenti, "tolleranza zero " di residui e deturpamenti antiestetici, migliaia di

specie interessate, simultanea presenza nello stesso ambiente di coltivazione di piante

di molteplici specie a stadi e stati diversi sono alcune delle più significative

connotazioni del comparto.

Giovanni Serra

Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant'Anna

Via Carducci, 40   56100 Pisa. Email: scrra@sssup.it

 

RIASSUNTO

La floricoltura ed il vivaismo hanno una notevole importanza nell'agricoltura italiana. Le loro produzioni hanno un valore di circa 2,5 milioni di Euro ciò che rappresenta più del 6% del valore dell'intera produzione agricola. Le produzioni sono distribuite su tutto il territorio nazionale anche se la Liguria per la floricoltura e la Toscana per il vivaismo rappresentano le regioni più rappresentative. I maggiori punti di debolezza sono rappresentati dalle dimensioni aziendali molto piccole e dal mix produttivo eccessivamente ampio che non consentono né economie di scala, né produzioni omogenee nello spazio e nel tempo. II quadro competitivo internazionale è molto aggressivo e la floricoltura subisce una concorrenza molto intensa da parte dei Paesi emergenti (fiori recisi) e da quelli sviluppati (piante da interno). In alcuni segmenti, vivaismo e fronde recise, è invece l'Italia ad avere un ruolo di rilievo sul mercato internazionale soprattutto per la qualità e l'assortimento delle sue produzioni. Comunque, non bisogna dimenticare che la globalizzazione è, ed è stato, uno stimolo importante per il florovivaismo. Le innovazioni in atto, di processo e di prodotto, dovrebbero consolidare e migliorare le capacità competitive del comparto.

 

PAROLE CHIAVE

Florovivaismo, floricoltura, vivaismo, globalizzazione, tendenze florovivaismo

 

SUMMARY

Importance, Perpespectives and peculiarities of Flower and Nursery Crops Flower and nursery crops have a great importance in thè Italian agricultural production. The production value per year is about 2.5 millions of Euro that corresponds to thè 6% of thè whole agricultural production value. Outdoor and indoor cultivations can be found from North to thè South of Italy, practically in each region. In particular, Liguria has important for growing flower crops and Tuscany for nursery crops distinguishing themselves from thè other ones. A few weakness points, thè extreme small nursery dimensions and thè large production mix, do not allow economies of scale, marketing and expertise economies and a steady quality. The international competitive scenario is really aggressive and Italian products are attacked from those coming from emerging and advanced countries. In fact, emerging countries have more favourable climatic and socio-economical conditions, while developed countries bave many logistic and technological advantages. Anyway, we can't forget that globalisation is, and has been, thè drivìng force of thè floriculture and nursery Industries. The carrying out produci and process innovations would reinforce and improve thè Italian industry competitiveness.

KEYWORDS

flower crops, nursery crops, globalisation, ornamenta! plants, ornamentals trends

Introduzione

II comparto della floricoltura e del vivaismo ornamentale, non solo trova nella globalizzazione la sua forza trainante ma è certamente il settore che dalla internazionalizzazione dei mercati e delle produzioni ha tratto grandi opportunità ma dalla quale ha anche subito pressioni competitive molto intense. In questo contesto estremamente aggressivo si è sviluppata una capacità imprenditoriale in cui altre funzioni aziendali - amministrative, finanziarie, commerciali, logistiche, di personale, dì ricerca e sviluppo, di controllo qualità - hanno assunto un rilievo che non trova riscontro hi nessun altro comparto dell'agricoltura.

La matrice produttiva del florovivaismo è rappresentata da una moltitudine di piante, filogeneticamente anche molto distanti fra loro, la maggior parte delle quali alloctone e rappresentate da cultivar costituite fuori dall'Italia eccezion fatta per alcune specie - per esempio, garofano, rosa, gerbera e poche altre - per le quali il ruolo dei costitutori italiani è stato, ed è ancora, di notevole rilevanza. In generale però, proprio per la globalita dei mercati, si può affermare che la specie e le cultivar coltivate in Italia, salvo poche eccezioni, non sono diverse da quelle prodotte nelle altre zone florovivaisti che del mondo. Questa situazione se da un lato ha consentito alla produzione italiana la penetrazione senza difficoltà dei mercati esteri, dall'altro l'ha posta in un contesto competitivo estremamente difficile generato tanto dai nuovi Paesi produttori quanto da quelli tradizionali. I primi sono infatti avvantaggiati da contesti socio economici peculiari - varie forme di sostegno economico e finanziario; larga disponibilità di personale a costi relativamente bassi; normative genericamente permissive e comunque mai troppo pressanti; condizioni ambientali favorevoli; adempimenti burocratico amministrativi attenuati; pressione fiscale contenuta; assenza di vincoli ambientali e così via - i secondi si sono dotati di strutture e tecnologie produttive moderne, di servizi commerciali e logistici estremamente efficienti e possono accedere ad agevolazioni di varia natura che consentono di sopperire, in larga misura, anche a condizioni ambientali non sempre favorevoli. In questo quadro i florovivaisti italiani si trovano a competere, con alterna fortuna, tanto con gli uni quanto gli altri.

Questo mercato aperto genera annualmente un movimento di esportazione di prodotti della floricoltura dell'ordine di circa 10 miliardi di Euro rappresentati per quasi la metà da fiori recisi e per il 35% da piante ornamentali da interno e da bordura; il restante 17% è da attribuirsi in parti eguali a "bulbi, tuberi, ..." ed a "foglie e fronde recise". Oltre il 50% del valore di queste esportazioni proviene dall'Olanda che merita, a giusta ragione, il titolo di wain-port della floricoltura mondiale anche perché al secondo Paese, e cioè alla Colombia, se ne possono attribuire soltanto il 7%; seguono Italia, Danimarca, Belgio, Canada, USA, Ecuador, Germania e Israele. Le top ten rappresentano l'83% del valore delle esportazioni mondiali ed il restante 17% è ripartito tra oltre 70 Paesi distribuiti nei cinque Continenti che peraltro stanno erodendo, lentamente ma costantemente, la quota di mercato degli esportatori tradizionali. Bisogna comunque sottolineare che le esportazioni attribuite all'Olanda sono frutto, in misura consistente, di riesportazioni di materiali prodotti in altri Paesi ciò che porta ad una sovrastima delle sue esportazioni totali.

Per quanto riguarda i singoli segmenti produttivi (Tab. 1} non si possono non fare considerazioni analoghe e sottolineare, ancora una volta, il ruolo largamente dominante dell'Olanda fatta eccezione per le fronde recise per le quali esiste invece un maggiore equilibrio e, comunque, i primi due posti sono occupati da USA e Costa Rica. A questo proposito, e senza entrare in ulteriori dettagli, è doveroso sottolineare che questi dati sono spesso frutto di semplificazioni che nascondono situazioni che i valori numerici non evidenziano; per esempio, l'esportazione di fronde da USA e Canada è rappresentata, quasi esclusivamente e rispettivamente, da felce-cuoio - Rumohra adiantìformis (G. Forst) Ching - e salai - Gaultheria shallon Pursh - mentre quella dell'Italia è costituita dai prodotti di decine e decine di specie! Per quanto riguarda infine alberi ed arbusti da giardino, i movimenti sono, per ovvie ragioni, più circoscritti nello spazio e nel tempo anche se, per quel che riguarda il materiale di propagazione, la situazione è molto simile a quella della floricoltura.

Gli intensi spostamenti, spesso addirittura intercontinentali, di materiale vegetale - organi   e   materiali   di propagazione,   giovani   piante,   piante   finite   -   pongono, evidentemente,   enormi problemi   di   ordine   fitosanitario   che   conferiscono   una connotazione complessa e peculiare a questo settore. Questo aspetto aggiungendosi alle differenti misure di controllo e prevenzione adottate dai diversi Paesi di origine ed alla contemporanea presenza nella stessa azienda, e spesso nella stessa serra, di un coacervo di specie spiega chiaramente le condizioni estremamente difficili  in cui si opera.

Lo scenario che caratterizza il comparto è articolato ed in continua evoluzione e qui di seguito si può accennare soltanto ad alcune delle emergenze più significative (de Groot, 1999; Serra, 2001) che lo caratterizzano:

•    I costi crescono più dei prezzi, le produzioni più dei consumi;

•    Acqua ed energia diventano risorse sempre più vincolanti;

•    I vincoli e le pressioni ambientalistiche crescono in maniera esponenziale;

•    Esìstono forti sperequazioni tra i Paesi produttori - fiscali, legislative, socio-economiche che distorcono la concorrenza;

•    Le normative di varia natura emanate a vari livelli di governo - internazionale, europeo, nazionale, regionale, provinciale, comprensioriale, comunale ... - rendono gravosa, se non insostenibile, la gestione aziendale;

•    L'informazione diffusa consente a tutti di conoscere, in tempo reale, tutto ciò che avviene sul mercato;

•    Si stima che siano oggetto di coltivazione, o comunque di commercializzazione, circa 15.000 entità, tra specie e cultivar: il 45% come piante da fiore reciso, il 20% come piante ornamentali da interno ed il 35% come piante ornamentali da esterno, tutte soggette ad un turnover specifico e varietale molto frequente.

Quanto sommariamente esposto mette in chiara evidenza il ruolo dominante, e ben noto, dell'Olanda nello scenario florovivaistico internazionale. Non solo, l'Olanda ha tutte le prerogative - commerciali, logistiche, scientifiche, tecniche e tecnologiche - per mantenere e rafforzare questa leadership anche a costo di ridimensionare le produzioni proprie per dedicarsi alla "gestione" di quelle altrui. I nuovi Paesi produttori - ma anche quelli di consolidata tradizione produttiva che non dispongono di supporti adeguati -trovano nell'organizzazione olandese un riferimento quasi obbligato. In questa realtà, qual'è la consistenza e la posizione del florovivaismo italiano? Quali i suoi punti di forza e di debolezza? Sarà in grado di competere con successo in un mercato in cui le pressioni competitive sono sempre più intense, cogliendo tempestivamente le opportunità che si prospettano e sfuggendo le minacce immanenti?

 

II florovivaismo italiano    

   II florovivaismo professionale italiano nasce a metà dell'Ottocento in due aree che ancora oggi conservano una posizione di assoluto rilievo: la floricoltura in Liguria, in

particolare nel Ponente; il vivaismo ornamentale in Toscana, più precisamente nel pistoiese che ancora oggi rappresenta la più significativa concentrazione vivaistica non solo italiana ma anche europea. Cresce e comincia a diffondersi gradualmente in altre aree per circa un secolo, fino a 40-50 anni orsono in cui la crescita diventa invece esponenziale e si espande, seppure in misura diversa ed in maniera diversificata, pressoché a tutte le regioni italiane. Da qualche lustro però questa crescita ha subito un sensibile rallentamento tanto della produzione quanto dei cosumi interni che appaiono addirittura in contrazione. Attualmente il valore annuo della produzione si può stimare intorno ai 2,5 miliardi di Euro e costituisce circa il 10% del valore di tutte le coltivazioni e ben oltre il 6% del valore dell'intera produzione agricola. Il saldo commerciale è tornato, ormai da più di un lustro, positivo ed è intorno agli 86 milioni di Euro e deriva da 455 milioni di esportazioni e 369 milioni di importazioni. Bulbi, piante da interno ed alcuni fiori recisi rappresentano le principali voci in passivo mentre fronde recise e piante ornamentali da esterno danno un contributo costantemente positivo. E' opportuno ricordare che le importazioni interessano materiali - prevalenza di fiori recisi di pregio, piante piccole e materiali di propagazione - di maggior valore unitario che corrisponde infatti a 2,83 Euro per chilogrammo contro 1,02 Euro per chilogrammo per quelli esportati in cui prevalgono invece le piante finite o materiali relativamente poveri come le fronde recise. Per quanto riguarda i partners commerciali dell'Italia è vero che, tanto in entrata quanto in uscita, fanno capo a 80-90 Paesi ma, di fatto, quasi il 90% delle importazioni proviene dai Paesi deli'UE ed oltre il 60% dalla sola Olanda; analogamente più dell'80% dell'esportazione è diretta verso i Paesi deli'UE ed in particolare verso Germania (28%), Francia (19%), Olanda (9%), Spagna (6%) e altri a seguire, in misura decrescente.+

 

La segmentazione produttiva

La produzione si può ripartire, per maggiore chiarezza, in cinque segmenti principali -fiori recisi, foglie e fronde recise, piante ornamentali da interno, piante ornamentali da esterno, piante fiorite da bordura - diversificati fra loro per impianti e tecnologie produttive, canali commerciali, forme di consumo. Questa segmentazione ha una sua logica ma non sempre trova un riscontro univoco in quanto i dati di cui si dispone vengono rilevati ed aggregati in maniera diversa e, per questa ragione, non è semplice analizzare i singoli segmenti senza ricorrere ad interpolazioni più o meno arbitrarie. Questo problema si accentua ancora di più allorché si devono fare confronti con altri Paesi e segnatamente con quelli in cui i servizi di rilevamento statistico seguono metodologie diverse o nei quali le produzioni non provengono da coltivazioni ad hoc come nel caso della raccolta di fiori e fronde recise dalla vegetazione spontanea; problemi analoghi si riscontrano per i prodotti consumati nello stesso Paese di produzione senza che passino attraverso mercati organizzati o vengano commercializzati per via telematica.

I fiorì recisi rappresentano ancora la quota di gran lunga più significativa del florovivaismo italiano ed interessano una superficie di poco più di 7.000 ettari, dei quali 4.618 in serra, a cui corrisponde una produzione complessiva di oltre 5 miliardi di pezzi. In termini di quantità ma non di valore, i garofani con 1,8 miliardi di pezzi, precedono ancora rose (878 milioni), crisantemi, gerbere, gladioli, lìlium e molte altre specie. Il loro valore complessivo si può stimare intorno a 1,2 miliardi di Euro. Consumi e produzioni stabili o in leggera flessione, forte competitivita da parte dì Paesi africani e sudamericani, ridimensionamento di alcune produzioni, aumento abbastanza lento ma continuo delle coltivazioni senza-suolo (gerbera e rosa) e meridìonalizzazione delle produzioni rappresentano le connotazioni più significative.

Le fronde recise occupano più di 2.600 ettari con una produzione di circa 1,4 miliardi di pezzi compresi quelli raccolti dalla vegetazione spontanea. Le produzioni più significative provengono da coltivazioni di Eucalyptus spp., Ruscus spp., Asparagus spp., ginestre e mimose che peraltro rappresentano uno spettro molto limitato rispetto a quello ricchissimo di specie e cultivar che viene utilizzato in maniera sistematica, stagionale o estemporanea, per la raccolta di foglie e fronde. Seppure il valore della produzione sia in assoluto limitato, questo segmento fornisce un enorme contributo al saldo commerciale del florovivaismo con 76 milioni di Euro - 90 di esportazione e 14 di importazione - il cui significato si apprezza facilmente se si pensa che il saldo dell'intero comparto è di 86 milioni di Euro. Aumento generalizzato delle produzioni, introduzione di nuove specie e tipologie, prezzi unitari in leggero calo, crescita dei vincoli e delle limitazioni alla raccolta dalla vegetazione spontanea, contributo modesto dalle coltivazioni in serra sono gli aspetti più salienti che caratterizzano il segmento.

 

Le piante da interno e da bordura prodotte in Italia sono circa 400 milioni, un numero che non soddisfa ancora i consumi interni tanto che il saldo commerciale è costantemente negativo e stimabile intorno ai 30 milioni di Euro. Oltre i 2/3 di queste piante sono piante fiorite con una certa prevalenza di gerani, crisantemi e ciclamini tra un spettro molto ampio di piante. La domanda per queste piante appare ancora in crescita ma le produzioni nazionali, specie per le piante a fogliame ornamentale, non sono ancora abbastanza competitive con quelle centro-nordeuropee. In questo momento le opportunità maggiori sembra che riguardino le piante fiorite annuali, o da bordura, che trovano una collocazione sempre più frequente nel verde pubblico e privato.

Le piante ornamentali da esterno valgono 558 milioni di Euro e presentano un saldo attivo di 116 milioni di Euro; queste due cifre sono sufficienti a sottolineare l'importanza di un segmento nel quale l'Italia vanta una posizione internazionale di assoluto rilievo. La coltivazione si è estesa ormai alla maggior parte delle regioni che, grazie alle diversità climatiche, permettono una notevole integrazione dell'assortimento produttivo soprattutto grazie alle regioni meridionali in cui trovano una collocazione naturale le piante a clima mediterraneo, tanto autoctone quanto alloctone. Oltre alla meccanizzazione di molte operazioni di coltivazione, il segmento è stato oggetto di un vero e proprio rivolgimento in virtù dell'introduzione sempre più massiccia delle coltivazioni in contenitore con tutti i ben noti vantaggi che questa tecnica comporta.

 

La distribuzione territoriale

E' stato già accennato al fatto che le produzioni interessano pressoché tutte le regioni italiane anche se alcune di esse emergono di gran lunga sulle altre (Tab. 2) sia nel complesso del florovivaismo che per quanto riguarda singoli segmenti come è il caso della Liguria e della Toscana: alla prima si deve attribuire 1/4 del valore di tutto il florovivaismo italiano e quasi 1/3 di quello floricolo per il quale ultimo è la regione-guida tanto per il fiore reciso quanto, e soprattutto, per le fronde recise; alla seconda circa 1/6 del valore del florovivaismo nazionale e poco meno del 40% delle piante ornamentali da esterno per le quali riveste un ruolo di grande rilievo anche in Europa.

Per quanto riguarda la floricoltura - fiori e fronde recise, piante da interno e piante da bordura - il ruolo dominate della Liguria non è stato mai in discussione ma alcune regioni meridionali - Campania, Puglia e Sicilia - hanno assunto in questi ultimi anni, con circa 200 milioni di Euro ciascuna, una posizione di grande rilievo soprattutto nel campo dei fiori recisi. Segue quindi la Toscana, in cui sono presenti tutti i segmenti della floricoltura, che tuttavia, in questi ultimi lustri, ha perso diverse posizioni. Lombardia, Lazio e Veneto con poco meno di 100 milioni di Euro ciascuna occupano le posizioni successive e sono caratterizzate dalla produzione pressoché esclusiva di piante in vaso, fatta eccezione per il Lazio in cui è presente anche una quota significativa di fiori recisi, rose e gerbere in particolare.

Come è stato già accennato la Toscana guida la produzione di piante ornamentali da esterno, con un valore superiore ai 200 milioni di Euro, e precede di gran lunga la Lombardia con 62 milioni di Euro ed un gruppo di altre sei regioni - Sicilia, Emilia Romagna, Piemonte, Sardegna e Puglia - con una produzione compresa in una fascia di 30-40 milioni di Euro. L'inserimento delle regioni meridionali in questo segmento produttivo è abbastanza recente ed in costante crescita.

In sintesi, la distribuzione del florovivaismo interessa tutto il territorio nazionale e la tendenza più significativa è rappresentata dalla meridionalizzazione di tutti i segmenti produttivi sia in alternativa alle regioni settentrionali come è il caso delle produzioni per fiori recisi che tendono a diminuire in Liguria, Toscana e Lazio; sia ad integrazione delle produzioni centro-settentrionali come nel caso delle fronde recise e delle piante ornamentali da esterno. Disponibilità di terreni, acqua di irrigazione e personale; facilitazioni finanziarie, logistiche e disponibilità di servizi; condizioni climatiche; costituiscono le principali componenti che hanno influenzato ed influenzano la localizzazione o la delocalizzazione degli insediamenti produttivi.

 

Le capacità  competitive

Comprendere le prospettive del florovivaismo italiano significa enuclearne i punti di forza e di debolezza rispetto ai concorrenti vecchi e nuovi ed individuare le opportunità che si prospettano e le minacce che incombono, a medio e lungo termine.

La lunga e consolidata tradizione può essere considerato il maggiore punto di forza ma nel contempo, ed in particolare per quanto riguarda il segmento floricolo, anche il punto di maggiore debolezza a causa dei condizionamenti strutturali, infrastrutturali e gestionali. A livello di produzione, il punto di debolezza più significativo è senza dubbio la dimensione delle aziende; se si considera che il valore medio della produzione delle aziende floricole italiane è di 88 mila Euro mentre la'media di quelle olandesi è di 516 mila Euro, e cioè quasi 6 volte di più, si intuisce immediatamente quanto questo fatto possa incidere sulla loro capacità competitiva. Non solo, anche la produttività è significativamente più bassa se si considera che, mediamente, un metro quadrato destinato alla floricoltura produce in Italia 14 Euro contro i 36 per i fiori recisi ed i 62 Euro per le piante da interno della floricoltura olandese. Le dimensioni aziendali ridotte ed il mix produttivo eccessivamente assortito non consentono né economie di scala né il mantenimento di standards quanti-qualitativi omogenei e ripetibili. Le infrastrutture e le strutture produttive sono spesso obsolete e le risorse economico-finanziarie disponibili non permettono di adeguarle. La produzione in molti casi è ancora orientata al prodotto - si produce quello che si sa produrre o che si è sempre prodotto - invece che al mercato, se non nel caso in cui esista un orientamento dettato dalla organizzazione a cui si afferisce. Soltanto nelle aziende vivaistiche più grandi e/o in quelle in cui le dimensioni aziendali consentono la presenza di un management più articolato e qualificato, molte debolezze sono state superate.

La localizzazione dei nuclei di produzione nell'immediata periferia dei centri abitati (Toscana) o in situazioni orografiche diffìcili (Liguria) comporta da un lato il fatto che le aziende non abbiano la possibilità di espandersi; dall'altro, che tutte le forme di inquinamento, anche quelle più innocue, siano oggetto di forti condizionamenti e pressioni. Un altro punto debole del comparto deriva dalla mancanza di un patrimonio varietale proprio, a parte qualche rara eccezione. La commercializzazione è sempre stato uno dei punti deboli del florovivaismo: la tecnica di vendita all'araba ancora molto diffusa, mette i produttori di fiori e fronde recise in condizioni di svantaggio rispetto ai commercianti e la vendita all'asta non è mai decollata così come quella telematica trova molte difficoltà obiettive ad espandersi. L'offerta è eccessivamente frammentata perché possa incidere sul mercato ed i costi di produzione non sono abbastanza competitivi rispetto ai concorrenti. Infine non vanno dimenticate le molteplici inefficienze logistiche, prime fra tutte quelle relative al sistema dei trasporti, che incidono negativamente sulla filiera.

Come accennato, i maggiori punti di debolezza della produzione florovivaistica italiana, la tradizione consolidata e l'ampiezza del mix produttivo, sono anche i suoi maggiori punti di forza. Tradizione significa infatti disponibilità di personale qualificato e di un tessuto di servizi che facilita la gestione del comparto; un mix produttivo ampio ed articolato nel territorio assicura la continuità dell'offerta e la soddisfazione della domanda in tutte le stagioni dell'anno. Le piante ornamentali da esterno, in costante crescita, rappresentano il punto di forza più significativo dell'export del florovivaismo anche se non bisogna sottovalutare il ruolo che rivestono ancora i fiori recisi e, seppure in misura più modesta, le fronde recise.

Le minacce che incombono sul comparto provengono da "nuovi produttori" - sono sempre più numerosi i Paesi emergenti che affidano al florovivaismo il ruolo di procacciatore di valuta pregiata - che hanno nei bassi costi di produzione il loro maggiore se non unico punto di forza e da "nuovi prodotti" la cui implementazione nel processo produttivo implica costosi adeguamenti organizzativi e strutturali. La "minaccia" più concreta è comunque quella che proviene dai nuovi produttori.

Al florovivaismo italiano si prospettano però, tanto sullo scenario nazionale che su quello internazionale, anche molte opportunità che occorre sapere cogliere. Sullo scenario nazionale, la crescente sensibilità per il verde pubblico e privato offre la possibilità di incrementare la domanda tanto di piante ornamentali da esterno - alberi ed arbusti, piante fiorite annuali - quanto da interno assecondandola con azioni promozionali ed offrendo servizi adeguati (progettazione, impianto, gestione). Alcuni segmenti di produzione - valorizzazione paesaggistica e commerciale di specie autoctone, produzione di tappeti erbosi di "prati naturali" - possono offrire grandi prospettive. Le piante autoctone possono essere impiegate con profitto tanto per la produzione di fronde e fiori recisi, quanto per le piante in vaso come hanno dimostrato casi come quello dell'oleandro che è stato però posto sul mercato come pianta da interno da Paesi ben lontani dal suo areale di origine. Opportunità come queste possono essere colte soltanto assumendo un atteggiamento imprenditoriale da precursori e non da imitatori come è avvenuto nella fattispecie. Una politica di ricerca e di sviluppo adeguata è la base indispensabile sulla quale costruire una strategia veramente competitiva. Nello scenario internazionale una delle opportunità che non bisogna lasciarsi sfuggire, anche perché può diventare una minaccia per i prodotti italiani, è quella di assoggettarsi ad una forma riconosciuta di certificazione di qualità - ISO, MPS o altre - in mancanza della quale i produttori-prodotti possono venire discriminati sul mercato. E1 vero che il recepimento di alcune di queste normative comporta degli adempimenti burocratico-amministrativi che mal si conciliano con le dimensioni e le strutture organizzative delle aziende italiane ma il fatto di ignorarle può compromettere la loro competitività .

 

CONTINUA