PRODUZIONE FLORORVIVAISTICHE E LORO DISTIBUZIONE NEL TERRITORIO NAZIONALE

 

Negli ultimi anni nel nostro paese si registra una buona stabilità del valore di produzione, per il settore della floricoltura, mentre la crescita nel settore vivaistico (sempre in termini di valore della produzione) fa incrementare l’intero comparto florovivaistico di circa il 4% .

Invero, la rilevata stabilità non è riscontrabile in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, ma scaturisce da una forma di compensazione tra un decremento della produzione avvenuta nel nord Italia (dovuta anche ad eventi climatici avversi) ed un sostanziale aumento della produzioni del centro sud.

In Toscana - che con le sue 2.150 aziende rappresenta una delle maggiori produttrici - ad esempio, si assiste alla mancanza di ricambio generazionale che ha condotto alla chiusura di molte attività cui consegue, nel 2001, il dimezzamento del valore delle produzioni. Viceversa, l’Emilia Romagna nello stesso periodo ha fortemente incrementato l’attività fino a quasi raddoppiare il fatturato.

Considerando isolatamente il settore vivaistico, si nota una forte crescita della produzione, non solo di quella destinata alle piante ornamentali, ma anche di quella rivolta ad altri comparti (vitivinicolo, olivicolo, agrumicolo, ecc.), determinando nei produttori una progressiva tendenza a specializzarsi soprattutto verso prodotti tipici delle aree mediterranee.

Negli scambi con l’estero, in entrambi i settori, si intravede un miglioramento, in particolare “il saldo in quantità”, che muta, da negativo a positivo. 

Nel comparto del reciso (fiori e fronde), la variazione è da imputare alle minori importazioni di materiale dall’estero. Se si considera invece il solo comparto delle piante da esterno, si nota che la produzione esportata dalle aziende italiane raggiunge anche il 50% della produzione totale.

 

LE PRODUZIONI NAZIONALI

I dati oggi a disposizione, sebbene non recentissimi, sono sicuramente capaci di dare corrette indicazioni delle produzioni nel nostro paese:

a) Per quanto riguarda la superficie destinata alla produzione di piante e fiori la tendenza in atto risulta positiva, si assiste, infatti, ad un trend crescente con un rispettivo aumento del numero delle aziende.

b) Anche se la produzione di fiori e fronda recisa ha subito una lieve flessione nell’ordine di pochi punti percentuali, il valore delle produzioni di piante e fiori in vaso e di fronde e fiori recisi mantiene una buona stabilità.

c) Un leggero decremento delle importazioni e un equivalente aumento nelle esportazioni, seppure si tratti comunque di lievi variazioni, fanno sì che il relativo saldo finale diventi positivo.

d) La produzione di piante, alberi e arbusti fa registrare un affermato trend di crescita con forti aumenti da un anno all’altro. In particolare, per quel che concerne la distribuzione per regioni, quella più produttiva è certamente la Lombardia - con circa 125 milioni di pezzi di piante in vaso e quasi 10 milioni di alberi e arbusti - mentre Toscana, Sicilia, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Veneto e Campania oscillano, ognuna, tra 25 e 60 milioni di pezzi di piante in vaso e tra 1 e 5 milioni di alberi e arbusti.

e) Nel comparto delle piante e degli arbusti il 68 % della produzione totale consiste in piante da fiore seguite dalle piante da foglia con il 17 %, mentre piante grasse, piante aromatiche, erbacee perenni e arbusti ornamentali si attestano tra il 3 e il 4 % ciascuno.

f) Infine, la produzione di fiori e fronda recisa per regione fa registrare il primato assoluto della Liguria e della Campania, seguite a distanza da Puglia, Toscana, Sicilia e Lazio, mentre le restanti regioni si presentano con una quantità prodotta notevolmente inferiore.

 

PANORAMA SINTETICO DEL MERCATO

FLOROVIVAISTICO ITALIANO

 

Uno sguardo d’insieme del mercato nazionale delle piante ornamentali permette di constatare come gran parte delle aziende produttrici, seppur con le dovute distinzioni, abbiano scarsa capacità di rinnovamento tecnologico ed economico che, da un lato, non permette ai nostri prodotti di esercitare una valida concorrenza nei confronti delle produzioni europee e mondiali, dall’altro, influenza le scelte dei consumatori finali, che si orientano su opzioni di tipo conservativo proprio per la carenza di alternative valide ed innovative.

Paradossalmente, la scarsa competitività delle nostre aziende contrasta con l’incremento degli operatori nel settore florovivaistico; i dati ISTAT, relativi all’ultimo decennio, mettono in luce un incremento stimato pari a circa il 36%. Ciò, probabilmente, è da ricollegare sia all’assenza di un cartello di aziende leader capaci di controllare ampie porzioni di mercato, facilitando ingresso di nuove aziende, sia alla scarsa struttura dello stesso mercato flororvivaistico.

Ad un tale incremento di aziende non corrisponde, purtroppo, un adeguato aumento degli investimenti nella ricerca (scientifica) e nello sviluppo imprenditoriale del settore. La ricerca di un equilibrio tra il massimo rendimento e il minimo investimento da parte delle aziende ha prodotto nel nostro paese una grande varietà di soluzioni impiantistiche e strutturali, fermo restando la tendenza a mantenere i medesimi prodotti, limitando l’impiego di risorse da destinare ad aggiornamenti e nuove competenze.

Queste forme comportamentali hanno consolidato i già affermati gusti dei consumatori, che rimangono legati alle essenze vegetali più comuni, mentre l’azienda mantiene un basso livello tecnologico, con gestioni spesso di tipo familiare e con pochissimi investimenti strumentali e professionali.

(dai dati ISTAT si calcolano circa 2.5 persone per azienda).

I bassi investimenti associati alla stasi della ricerca, giustifica il fatto che esistono solo poche aziende di dimensioni medio grandi capaci di produrre elevate quantità di materiale vegetale. La conseguenza di ciò è costringere il nostro paese a ricorrere ai mercati esteri per soddisfare tutta la domanda nazionale.

Un altro dato importante che chiarisce il tipo di struttura produttrice del florovivaismo italiano è la ripartizione delle aziende per grado di ampiezza. Le aziende floricole che superano i 100 Ha  di superficie rappresentano il 0.20 % della totalità dei produttori, mentre il 58.20 % possiede una superficie produttiva inferiore ad un ettaro (fonte ISTAT – Censimento Generale Agricoltura). Per quanto riguarda le aziende vivaistiche lo scenario è lievemente più confortante, se consideriamo che  l’1% ha una superficie che supera i 100 Ha mentre le aziende con superficie produttiva inferiore all’Ha si attestano al 29% (fonte ISTAT – Censimento Generale Agricoltura).

Nonostante questi dati, si evidenzia che la produzione florovivaistica italiana dalla metà degli anni ottanta alla metà degli anni novanta ha registrato un costante aumento fino al 1996, anno in cui si avverte una flessione di circa 3,5 punti percentuali rispetto all’anno precedente, mentre, di contro, si registrava un incremento dei prezzi pari a circa il 3 %, che ha garanto una certa stabilità in termini di valore di produzione

(fonte ISTAT elaborazione ISMEA).

Analizzando il fenomeno per macro-aree geografiche si evince che il nord Italia mantiene costanti le proprie produzioni attestate al 46%, mentre si registra un incremento nelle produzioni del sud Italia che toccano il 40 % della produzione totale a scapito del centro Italia dove si assiste al crollo produttivo floricolo della toscana (fonte INEA).  

Le ragioni di un mercato cosi fragile vanno cercate nella stessa struttura commerciale: anzitutto la brevità del ciclo di vita dei prodotti e i tradizionali canali di vendita, caratterizzati da un alto numero di intermediari, non permette l’instaurarsi di rapporti diretti con i dettaglianti sia nazionali che esteri.

Ed ancora, i cicli occasionali che condizionano il mercato florovivaistico in generale, le vendite di piante e fiori si concentrano, infatti, in determinate occasioni: il 40 % nei casi di funerali e matrimoni, per un altro 40 % per festività come San Valentino, Natale, Pasqua ecc., mentre solo il 20 % é attribuito ad occasioni fortuite.

Una ripartizione di tipo stagionale, infine, evidenzia come il 70 % delle vendite si concentrano nel periodo primaverile, mentre nella stagione invernale le vendite si attestano tra il 5 e il 10 % (Fonte Organo Nazionale per il Florovivaismo di Imperia, elaborazione dati a cura dell’ISMEA).

In un contesto così complesso, caratterizzato da variazioni repentine sia in termini di quantità prodotte che nei prezzi, occorre comunque sottolineare come gli acquisti da parte dei consumatori finali mantengano una certa stabilità, nonostante tutti gli eventi, dalla crisi economica degli anni novanta ai fatti “dell’11 settembre”.

Una stabilità certamente riconducibile alla natura stessa del “bene-pianta”, in tutte le sue forme, che con la sua presenza nelle case e nei giardini è capace di emanare  un senso di  tranquillità e benessere al quale le persone non sono disposti a rinunciare, anche a scapito di beni giudicati di maggiore utilità.

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